trovo estremamente condivisibile questa sua interpretazione delle attuali dinamiche collettive di pensiero.
Provo a sintetizzarla (anche per verificarne la mia comprensione) nel fatto che ogni qualvolta abdichiamo il dovuto ragionamento, in nome di una presunta semplicità, a tesi preconcette e/o soddisfacenti l'innato bisogno identitario, stiamo di fatto rinunciando alla vera comprensione.
Il dilemma che mi pongo quasi costantemente è quanto "costosa" sia questa rinuncia quando si tratta di dover fare.
Cerco di spiegarmi meglio: non parlo di urgenza del fare ma di necessità
Che puo' essere tale in svariati contesti, da quello aziendale a quello sociale.
Per farle un esempio, riferendomi al mio attuale contesto di lavoro, assisto costantemente a procrastinazione del fare sotto le mentite spoglie di un analisi, necessaria, della complessità (che poi si traduce sempre nel "facciamo piu' meetings" ma vabè..questa è anche un'altra storia...)
Dalla mia formazione ingegneristica, lo strumento che mi sono portato dietro con piu' soddisfazione è sempre stata l'abilità di ridurre l'iniziale complessità a composizioni "linearizzabili" (azzardo una sinonimia con "semplificabili") perchè ho sempre creduto/sostenuto che anche la piu' bella, complessa e dettagliata delle teorie, senza una corrispondente applicabilità pratica rimane si' un'opera d'arte ma a quel punto si fa fatica a trovarne il necessario spirito pragmatico (so che rischio di aprire un dibattito ulteriore qui e, a scanso di equivoci, non sono un denigratore dell'arte fine a se stessa...)
Insomma, un vecchio e sano approccio scientifico tout-court.
Provo a venire al punto: personalmente non credo ci sia contraddizione in questo approccio "semplificativo" quando si passa all'azione ed il dovere di approfondire il ragionamento.
Cosa ne pensa lei in particolare?
Per commentare oltre e fornire un esempio: il tipo di approccio che sto cercando di avere con l'AI rispecchia questo mio modo di pensare.
Cerco di scomporre i problemi piu' grandi, inizialmente con un uso limitato dell'AI (limitato nel senso che il lavoro di verifica in questa fase DEVE essere elevato ma rilevando cmq che l'utilità derivante dalla sintesi proposta rimane) e delegando, spesso per pigrizia, i compiti piu' semplici su cui riesco ad avere piu' controllo ed il tempo speso per la verifica è minore del vantaggio acquisito dall'avere ad. es. procedure di test automatico pronte all'uso.
Insomma, scimmiottando il titolo: Pensieri lunghi e ragionati, azioni corte e rapide.
Puo' funzionare?
Grazie per la paziente lettura (se è arrivato sin qui :-) )
Chiarissima e condivisibile la posizione espressa nell'articolo,ma a volte la delega (almeno parziale) sul ragionamento va data a qualcuno di cui dobbiamo "fidarci" (specialmente in politica). Non si tratta di pigrizia ma di impossibilità reale di comprendere a fondo gli aspetti di ogni singola materia. Certo è importante la consapevolezza della scelta.
Lascio immaginare tale argomento svolto attorno al tema dell’energia e non dell’AI….. il guelfo ghibellismo raggiunge livelli osceni e la complessità si presenta ai primi incerti passi che uno muove nel settore 😂. Benvenuto a bordo!
Gent.mo professore,
trovo estremamente condivisibile questa sua interpretazione delle attuali dinamiche collettive di pensiero.
Provo a sintetizzarla (anche per verificarne la mia comprensione) nel fatto che ogni qualvolta abdichiamo il dovuto ragionamento, in nome di una presunta semplicità, a tesi preconcette e/o soddisfacenti l'innato bisogno identitario, stiamo di fatto rinunciando alla vera comprensione.
Il dilemma che mi pongo quasi costantemente è quanto "costosa" sia questa rinuncia quando si tratta di dover fare.
Cerco di spiegarmi meglio: non parlo di urgenza del fare ma di necessità
Che puo' essere tale in svariati contesti, da quello aziendale a quello sociale.
Per farle un esempio, riferendomi al mio attuale contesto di lavoro, assisto costantemente a procrastinazione del fare sotto le mentite spoglie di un analisi, necessaria, della complessità (che poi si traduce sempre nel "facciamo piu' meetings" ma vabè..questa è anche un'altra storia...)
Dalla mia formazione ingegneristica, lo strumento che mi sono portato dietro con piu' soddisfazione è sempre stata l'abilità di ridurre l'iniziale complessità a composizioni "linearizzabili" (azzardo una sinonimia con "semplificabili") perchè ho sempre creduto/sostenuto che anche la piu' bella, complessa e dettagliata delle teorie, senza una corrispondente applicabilità pratica rimane si' un'opera d'arte ma a quel punto si fa fatica a trovarne il necessario spirito pragmatico (so che rischio di aprire un dibattito ulteriore qui e, a scanso di equivoci, non sono un denigratore dell'arte fine a se stessa...)
Insomma, un vecchio e sano approccio scientifico tout-court.
Provo a venire al punto: personalmente non credo ci sia contraddizione in questo approccio "semplificativo" quando si passa all'azione ed il dovere di approfondire il ragionamento.
Cosa ne pensa lei in particolare?
Per commentare oltre e fornire un esempio: il tipo di approccio che sto cercando di avere con l'AI rispecchia questo mio modo di pensare.
Cerco di scomporre i problemi piu' grandi, inizialmente con un uso limitato dell'AI (limitato nel senso che il lavoro di verifica in questa fase DEVE essere elevato ma rilevando cmq che l'utilità derivante dalla sintesi proposta rimane) e delegando, spesso per pigrizia, i compiti piu' semplici su cui riesco ad avere piu' controllo ed il tempo speso per la verifica è minore del vantaggio acquisito dall'avere ad. es. procedure di test automatico pronte all'uso.
Insomma, scimmiottando il titolo: Pensieri lunghi e ragionati, azioni corte e rapide.
Puo' funzionare?
Grazie per la paziente lettura (se è arrivato sin qui :-) )
Chiarissima e condivisibile la posizione espressa nell'articolo,ma a volte la delega (almeno parziale) sul ragionamento va data a qualcuno di cui dobbiamo "fidarci" (specialmente in politica). Non si tratta di pigrizia ma di impossibilità reale di comprendere a fondo gli aspetti di ogni singola materia. Certo è importante la consapevolezza della scelta.
Lascio immaginare tale argomento svolto attorno al tema dell’energia e non dell’AI….. il guelfo ghibellismo raggiunge livelli osceni e la complessità si presenta ai primi incerti passi che uno muove nel settore 😂. Benvenuto a bordo!