11 Commenti
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Avatar di Mauro Labate

Molto vero e preoccupante; non é un fenomeno nuovo, la storia é tempestata di vittorie del populismo fondato sul pensiero corto.

I social tendono ad amplificare tutto ciò che ha descritto:

- contenuti corti

- attention span ridotto

- tribalismo

La meccanica più pericolosa sono gli influencer, che stanno diventando i modelli da seguire per le nuove generazioni e attirano un seguito fortemente tribale. Per esempio, se hai un canale YouTube che parla di auto da corsa, devi odiare i motori elettrici, perché il tuo seguito che ti paga la pagnotta é una grossa tribù di gente che odia i motori elettrici e, come in politica, non puoi permetterti di dire "questa idea portata avanti dall'ala opposta alla mia é buona". Provi a scrivere che un'auto elettrica non é male e ti mettono al rogo come una strega nel 1600.

AI, con la sua capacità di summarization e di semplificare tanto del lavoro cognitivo complesso, potrebbe essere un'ulteriore spinta verso il pensiero corto, ma potrebbe anche invece offrire un'opportunità di approfondimento abbassando la barriera richiesta per comprendere temi complessi.

Mi domando se quello che ci attende é un mondo basato sul pensiero corto, che forma possa avere, o se ci sarà un auspicabile cambio di tendenza.

Avatar di Mariano Beltrame

Gentile Alfonso,

Grazie per la sua provocazione e grazie a quanti hanno successivamente commentato…

In particolare ho apprezzato l’intervento di Fornara concluso da una impegnativa domanda. Ho pensato di porla ad AI e garantisco che la risposta è stata molto molto interessante! Di questi tempi … peccato essere vecchi!

Avatar di Giorgio Fornara

C'è una dimensione storica che vale la pena aggiungere a questa analisi. La pressione verso le posizioni nette non è solo un effetto della pigrizia cognitiva o del bisogno identitario: è anche il risultato di un vuoto istituzionale specifico.

Per gran parte del Novecento, le grandi strutture di aggregazione collettiva (la chiesa, i partiti di massa, i sindacati, le ideologie forti) svolgevano una funzione che raramente viene nominata esplicitamente: pre-elaboravano la complessità. Non chiedevano all'individuo di costruirsi una posizione su tutto. Offrivano una cornice già data, entro cui il disaccordo era circoscritto e gestibile, e l'identità era garantita dall'appartenenza, non dalla coerenza argomentativa.

Quelle strutture sono collassate. E con loro è collassata anche quella funzione. L'individuo contemporaneo si trova di fronte a qualcosa di storicamente inedito: la necessità di elaborare una posizione propria su una quantità di problemi, etici, tecnici, politici, scientifici, che nessuna persona singola può padroneggiare davvero. È un compito cognitivamente insostenibile, e richiede una tolleranza all'incertezza che va coltivata, non data per scontata.

Le posizioni massimaliste che descrivi non sono solo scorciatoie: sono protesi identitarie. Sostituiscono una funzione che le istituzioni non svolgono più. Il loro fascino non è irrazionale: è una risposta, distorta ma comprensibile, a un peso reale.

Il che apre una domanda che trovo difficile da chiudere: se il problema ha una radice istituzionale oltre che cognitiva, la soluzione non può essere solo educativa. Quali architetture (di discorso, di deliberazione, di partecipazione) potrebbero ricostruire quella funzione senza riprodurre le patologie delle strutture che l'hanno persa?

Avatar di Marino Michelazzi

Grazie per questa bella riflessione che partendo dal caso specifico dell'AI generalizza praticamente tutto l'ambiente informativo, politico, decisionale in cui viviamo. Il problema, come sempre, è come cercare di far prevalere, la semplicità vera che nasce dell'accettazione e dallo studio della complessità, sulla semplicità fake.

Le persone più in vista nella nostra società non sono d'aiuto nella stragrande maggioranza dei casi.

Avatar di paolo

il riferimento ad Abundance è a un libro, nuova bibbia dei Dem USA, che predica l'abbondanza con gli stessi argomenti dei MAGA: ridurre le regolazioni specie ambientali, nuove centrali nucleari etc. paradossalmente dimostra che gli opposti si toccano quando manca un pensiero e una visione

Avatar di Alfonso Fuggetta

Ma che MAGA. L’ha letto?

Avatar di Paolo Perulli

Ne ho scritto in un mio testo a proposito di Peter Thiel, che di seguito cito": ironicamente, proprio il pensiero liberal, progressista e di sinistra ha una visione molto simile a quella di Thiel. Solo meno radicale, e in fondo più ingenua: crede che accelerando ci sarà abbondanza per tutti. Scrivono Ezra Klein e Derek Thompson in Abundance (Avid Reader Press, New York 2025), la nuova bibbia dei liberal americani: “gli Stati Uniti hanno adottato una serie di regole ambientaliste, ma queste leggi fatte per proteggere la natura nel XX secolo ora bloccano i progetti di energia pulita necessari al XXI secolo […] Tra il 1973 e il 2022 il paese ha avviato solo tre nuovi reattori nucleari: questo non è un fallimento del mercato nel sostenere responsabilmente il rischio, è un fallimento del governo federale nel pesare il rischio in modo appropriato” (trad. mia). Klein e Thompson ripetono parola per parola quanto Thiel da anni denuncia. Eppure, già abbiamo visto che questo «fallimento del governo» è proprio quanto l’amministrazione Trump sta provvedendo a suo modo a riparare".

Avatar di Alfonso Fuggetta

Non sono d'accordo: non è questo il senso di quello che scrivono Klein e Thompson.

Avatar di Marco

Gent.mo professore,

trovo estremamente condivisibile questa sua interpretazione delle attuali dinamiche collettive di pensiero.

Provo a sintetizzarla (anche per verificarne la mia comprensione) nel fatto che ogni qualvolta abdichiamo il dovuto ragionamento, in nome di una presunta semplicità, a tesi preconcette e/o soddisfacenti l'innato bisogno identitario, stiamo di fatto rinunciando alla vera comprensione.

Il dilemma che mi pongo quasi costantemente è quanto "costosa" sia questa rinuncia quando si tratta di dover fare.

Cerco di spiegarmi meglio: non parlo di urgenza del fare ma di necessità

Che puo' essere tale in svariati contesti, da quello aziendale a quello sociale.

Per farle un esempio, riferendomi al mio attuale contesto di lavoro, assisto costantemente a procrastinazione del fare sotto le mentite spoglie di un analisi, necessaria, della complessità (che poi si traduce sempre nel "facciamo piu' meetings" ma vabè..questa è anche un'altra storia...)

Dalla mia formazione ingegneristica, lo strumento che mi sono portato dietro con piu' soddisfazione è sempre stata l'abilità di ridurre l'iniziale complessità a composizioni "linearizzabili" (azzardo una sinonimia con "semplificabili") perchè ho sempre creduto/sostenuto che anche la piu' bella, complessa e dettagliata delle teorie, senza una corrispondente applicabilità pratica rimane si' un'opera d'arte ma a quel punto si fa fatica a trovarne il necessario spirito pragmatico (so che rischio di aprire un dibattito ulteriore qui e, a scanso di equivoci, non sono un denigratore dell'arte fine a se stessa...)

Insomma, un vecchio e sano approccio scientifico tout-court.

Provo a venire al punto: personalmente non credo ci sia contraddizione in questo approccio "semplificativo" quando si passa all'azione ed il dovere di approfondire il ragionamento.

Cosa ne pensa lei in particolare?

Per commentare oltre e fornire un esempio: il tipo di approccio che sto cercando di avere con l'AI rispecchia questo mio modo di pensare.

Cerco di scomporre i problemi piu' grandi, inizialmente con un uso limitato dell'AI (limitato nel senso che il lavoro di verifica in questa fase DEVE essere elevato ma rilevando cmq che l'utilità derivante dalla sintesi proposta rimane) e delegando, spesso per pigrizia, i compiti piu' semplici su cui riesco ad avere piu' controllo ed il tempo speso per la verifica è minore del vantaggio acquisito dall'avere ad. es. procedure di test automatico pronte all'uso.

Insomma, scimmiottando il titolo: Pensieri lunghi e ragionati, azioni corte e rapide.

Puo' funzionare?

Grazie per la paziente lettura (se è arrivato sin qui :-) )

Avatar di miya

Chiarissima e condivisibile la posizione espressa nell'articolo,ma a volte la delega (almeno parziale) sul ragionamento va data a qualcuno di cui dobbiamo "fidarci" (specialmente in politica). Non si tratta di pigrizia ma di impossibilità reale di comprendere a fondo gli aspetti di ogni singola materia. Certo è importante la consapevolezza della scelta.

Avatar di Stefano Besseghini

Lascio immaginare tale argomento svolto attorno al tema dell’energia e non dell’AI….. il guelfo ghibellismo raggiunge livelli osceni e la complessità si presenta ai primi incerti passi che uno muove nel settore 😂. Benvenuto a bordo!