Condivido molto l'analisi, soprattutto le lezioni finali.
Oggi le stesse dinamiche si stanno ripetendo sull'AI: ogni giorno sento dire "usiamola per aumentare la produttività". Con vibe-coding e piattaforme sempre più potenti tutto sembra facile e veloce. Spoiler: non basta.
Se non si parte dai processi reali e dalle persone che li vivono, il risultato è lo stesso del metaverso: molta tecnologia, molto hype, poco impatto concreto.
Cambiano le etichette, non gli errori. Senza memoria del passato, senza un why chiaro e senza onestà intellettuale nel dire quando una soluzione non aggiunge valore, l'investimento diventa un flop. E, come dice lei, Madama Realtà presenta il conto. Sempre.
Per esperienza diretta: quando si ha il coraggio di dire "qui l'AI (o altra tecnologia) non serve (ancora)", il cliente si ferma, riflette e spesso nasce un progetto diverso da quello iniziale, ma finalmente utile. Ed è lì che comincia la vera innovazione.
Meta reality labs é quello che succede quando un multi miliardario è convinto di voler lanciare una startup, ma invece di avere 100k come molti imprenditori all’inizio ha 10B da rischiare. C’è il grosso rischio di confondere il marketing che ti stai comprando e l’attenzione che ottieni perché sei già estremamente famoso con un vero product market fit. É una delle ragioni (non l’unica) per cui i cambi di paradigma raramente arrivano da chi è già big. Se hai già un business model che funziona con prodotti che hanno un fit pazzesco, é davvero difficile che la tua nuova venture sia messa alla prova contro il mercato in condizioni realistiche.
Come sempre lucido, chiaro anche per non esperti come me e con indicazioni che mi sembrano decretare la fine del sogno del metaverso (che di mero istinto non mi aveva mai affascinato; perché devo fingere di andare in tribunale se alla fine faccio prima e meglio se ci vado di persona). Ma mi sorge spontaneo farle una domanda che non se se ha già esaminato e alla cui problematica accenna. Che direzione sta prendendo la utilizzazione ormai molto significativa dell’intelligenza artificiale. Se ha già scritto qualcosa gradiró come risposta anche solo la citazione della sua opera?
Condivido molto l'analisi, soprattutto le lezioni finali.
Oggi le stesse dinamiche si stanno ripetendo sull'AI: ogni giorno sento dire "usiamola per aumentare la produttività". Con vibe-coding e piattaforme sempre più potenti tutto sembra facile e veloce. Spoiler: non basta.
Se non si parte dai processi reali e dalle persone che li vivono, il risultato è lo stesso del metaverso: molta tecnologia, molto hype, poco impatto concreto.
Cambiano le etichette, non gli errori. Senza memoria del passato, senza un why chiaro e senza onestà intellettuale nel dire quando una soluzione non aggiunge valore, l'investimento diventa un flop. E, come dice lei, Madama Realtà presenta il conto. Sempre.
Per esperienza diretta: quando si ha il coraggio di dire "qui l'AI (o altra tecnologia) non serve (ancora)", il cliente si ferma, riflette e spesso nasce un progetto diverso da quello iniziale, ma finalmente utile. Ed è lì che comincia la vera innovazione.
Grazie per la riflessione.
Meta reality labs é quello che succede quando un multi miliardario è convinto di voler lanciare una startup, ma invece di avere 100k come molti imprenditori all’inizio ha 10B da rischiare. C’è il grosso rischio di confondere il marketing che ti stai comprando e l’attenzione che ottieni perché sei già estremamente famoso con un vero product market fit. É una delle ragioni (non l’unica) per cui i cambi di paradigma raramente arrivano da chi è già big. Se hai già un business model che funziona con prodotti che hanno un fit pazzesco, é davvero difficile che la tua nuova venture sia messa alla prova contro il mercato in condizioni realistiche.
Come sempre lucido, chiaro anche per non esperti come me e con indicazioni che mi sembrano decretare la fine del sogno del metaverso (che di mero istinto non mi aveva mai affascinato; perché devo fingere di andare in tribunale se alla fine faccio prima e meglio se ci vado di persona). Ma mi sorge spontaneo farle una domanda che non se se ha già esaminato e alla cui problematica accenna. Che direzione sta prendendo la utilizzazione ormai molto significativa dell’intelligenza artificiale. Se ha già scritto qualcosa gradiró come risposta anche solo la citazione della sua opera?