Il dolore, a bassa voce
Ciò che ci fa soffrire di più non è il singolo accadimento, ma ciò che si accumula un po' alla volta, a bassa voce, scavando sottopelle finché trabocca.
Pochi giorni fa è morta una mia zia, la sorella più giovane di mia mamma, l’ultima rimasta in vita. Aveva più di ottanta anni ed era gravemente malata da tempo. Per certi versi capisco che si possa dire che “è la vita” e che, nel dolore, dobbiamo trovare anche una forma di rassegnazione. Siamo fatti così e dobbiamo accettarlo. Ma questa morte mi ha colpito in modo diverso.
Mia zia viveva in Basilicata e non ci vedevamo spesso. Anzi, devo confessare che sono stato un pessimo nipote: lei è venuta a trovarmi qualche anno fa; io sono stato da lei poche volte. Sicuramente sarei dovuto andare a trovare lei e gli altri miei parenti più spesso. Ci sentivamo al telefono, ma nel suo tono sentivo il tacito rimprovero a un nipote troppo preso dalle cose del mondo per ricordare le proprie radici.
Con lei se ne sono andati tutti i fratelli e tutte le sorelle di mia mamma e di mio papà. Tutta quella generazione della famiglia si è spenta. Pochi mesi fa è morta anche l’ultima sorella di mio papà.
Questo pensiero mi ha turbato nel profondo. Non solo per la morte di mia zia. È come se i motivi di dolore accumulatisi nel tempo avessero raggiunto, con la sua morte, una soglia che ha fatto scattare in me qualcosa che non avevo mai provato prima: un senso di vuoto e di tristezza cupo e profondo.
Tanti sono i motivi per cui capita di essere addolorati, nel lavoro, nella vita sociale, nella vita quotidiana. I lutti ti colpiscono e ti lasciano segni che non si cancellano mai. Credo che poche cose segnino una persona quanto la scomparsa della propria madre, con cui si ha un legame unico, indescrivibile, viscerale, nel senso più pieno del termine, qualunque sia stato il rapporto vissuto insieme. E poi ci sono i tanti grandi e piccoli fatti della vita che, giorno dopo giorno, si accumulano, a volte quasi inconsciamente, e che pare non lascino traccia. Invece si sommano, a bassa voce, riempiendo il lago dei nostri sentimenti finché non si raggiunge il bordo della diga e l’acqua trabocca.
La scomparsa di mia zia ha segnato il destino di una generazione della mia famiglia ed è come se avesse innescato una reazione a catena che ha fatto riemergere, in un solo momento, immagini ed emozioni nascoste da tempo.
Ciò che mi strugge è non aver saputo vivere i momenti difficili del passato in modo più profondo e maturo, con una consapevolezza non puramente emotiva del loro accadere. Forse avrei potuto capirli e assorbirli meglio, prepararmi al “trabocco” e, soprattutto, apprezzare tutte le gioie e i momenti di grande felicità che ho vissuto e vivo, grazie al cielo: i volti della mia famiglia, il nipotino che si apre alla vita, i risultati del lavoro che ho lasciato alle mie spalle e che ora è nelle responsabilità di altri, i sogni che coltivo e voglio portare avanti finché ne avrò la forza e la lucidità.
In un mondo che valorizza l’immediatezza e le emozioni del momento, la morte di mia zia mi ha ricordato il bisogno di fermarsi, di pensare a tutto ciò che di bello e di doloroso accade, per farne tesoro e coltivare la forza di fare ogni giorno un passo avanti. Con tutte le debolezze e le cadute che ci accompagnano, e senza stancarci mai di cercare un senso al nostro essere umani.
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grazie di questo pensiero. un abbraccio
"La scomparsa di mia zia ha segnato il destino di una generazione della mia famiglia ed è come se avesse innescato una reazione a catena che ha fatto riemergere, in un solo momento, immagini ed emozioni nascoste da tempo." Ecco, questa frase esprime totalmente cosa ho provato quando 2 anni fa è venuto a mancare il mio ultimo zio, fratello di mio padre. L'anno prima il fratello di mia madre tutti ultra novantenni. I miei genitori erano già mancati nel 2019 e nel 2015. Un mondo che si è dissolto e che purtroppo ci si rende conto che lo si vorrebbe aver vissuto più intensamente. Ed ancora oggi, ne sento la mancanza. Grazie di questa profonda riflessione