Ciò che ci fa soffrire di più non è il singolo accadimento, ma ciò che si accumula un po' alla volta, a bassa voce, scavando sottopelle finché trabocca.
Come letto in altri commenti, anch’io mi sono molto ritrovata nella sua condivisione!
Un familiare caro è un mondo di cui siamo parte viva attraverso il suo sguardo, e quando quello sguardo si chiude e non si posa più su di noi perdiamo quel mondo e la possibilità di abitarlo.
(Ancor più se con lui si chiude un’intera generazione e a quel punto a noi -conquistata la prima linea- spetta la chiusura).
Per questo, quando succede, -in quello spazio comune- vorremmo esserci stati di più e meglio.
Così -dolorosamente- capiamo un po’ le cose: le pieghe dell’esistenza, sovrapponendosi, costruiscono quella lente di consapevolezza che ci fa vivere in modo progressivamente “più profondo e maturo” i momenti difficili e felici della nostra avventura. Definirei questo passaggio di stato - che lei chiama “trabocco” - come salvifico naufragio.
Infatti più volte mi sono chiesta se e come si possa imparare e anticipare, questa “saggezza” che ci arricchisce.
Un caro amico, da me su questo interpellato, mi ha risposto che già la domanda contiene il suo premio… son rimasta confusa, cercherò ancora…..
Innanzitutto, condoglianze. Mi ha molto colpito la prima parte “dove si sottolinea il fatto che se ne è andata una generazione. Io ho ancora una zia paterna ed una materna. La prima per vari motivi la frequento sistematicamente. L’altra molto meno. Anzi, per nulla e ho notizie per interposta persona. Non c’è un motivo preciso. É forse pigrizia. Ma da quando è mancato prima mio padre e poi mia madre, il senso della mancanza di una generazione, quel tipo di generazione (al di là del grado di parentela) mi sta pesando. Ho 50 anni e dagli ultimi lutti che ho avuto, penso alla morte. Non con tristezza ma come un evento che troncherà un tempo (Kairos, Chronos qualunque). E la mancanza (anzi, diciamolo proprio, la morte) è quell’evento che ha nel nulla che segue la forza di creare molto dentro di noi. É sempre un piacere e stimolante leggere i suoi post.
"La scomparsa di mia zia ha segnato il destino di una generazione della mia famiglia ed è come se avesse innescato una reazione a catena che ha fatto riemergere, in un solo momento, immagini ed emozioni nascoste da tempo." Ecco, questa frase esprime totalmente cosa ho provato quando 2 anni fa è venuto a mancare il mio ultimo zio, fratello di mio padre. L'anno prima il fratello di mia madre tutti ultra novantenni. I miei genitori erano già mancati nel 2019 e nel 2015. Un mondo che si è dissolto e che purtroppo ci si rende conto che lo si vorrebbe aver vissuto più intensamente. Ed ancora oggi, ne sento la mancanza. Grazie di questa profonda riflessione
Gent. Alfonso,
Come letto in altri commenti, anch’io mi sono molto ritrovata nella sua condivisione!
Un familiare caro è un mondo di cui siamo parte viva attraverso il suo sguardo, e quando quello sguardo si chiude e non si posa più su di noi perdiamo quel mondo e la possibilità di abitarlo.
(Ancor più se con lui si chiude un’intera generazione e a quel punto a noi -conquistata la prima linea- spetta la chiusura).
Per questo, quando succede, -in quello spazio comune- vorremmo esserci stati di più e meglio.
Così -dolorosamente- capiamo un po’ le cose: le pieghe dell’esistenza, sovrapponendosi, costruiscono quella lente di consapevolezza che ci fa vivere in modo progressivamente “più profondo e maturo” i momenti difficili e felici della nostra avventura. Definirei questo passaggio di stato - che lei chiama “trabocco” - come salvifico naufragio.
Infatti più volte mi sono chiesta se e come si possa imparare e anticipare, questa “saggezza” che ci arricchisce.
Un caro amico, da me su questo interpellato, mi ha risposto che già la domanda contiene il suo premio… son rimasta confusa, cercherò ancora…..
Bellissime parole
Innanzitutto, condoglianze. Mi ha molto colpito la prima parte “dove si sottolinea il fatto che se ne è andata una generazione. Io ho ancora una zia paterna ed una materna. La prima per vari motivi la frequento sistematicamente. L’altra molto meno. Anzi, per nulla e ho notizie per interposta persona. Non c’è un motivo preciso. É forse pigrizia. Ma da quando è mancato prima mio padre e poi mia madre, il senso della mancanza di una generazione, quel tipo di generazione (al di là del grado di parentela) mi sta pesando. Ho 50 anni e dagli ultimi lutti che ho avuto, penso alla morte. Non con tristezza ma come un evento che troncherà un tempo (Kairos, Chronos qualunque). E la mancanza (anzi, diciamolo proprio, la morte) è quell’evento che ha nel nulla che segue la forza di creare molto dentro di noi. É sempre un piacere e stimolante leggere i suoi post.
grazie di questo pensiero. un abbraccio
"La scomparsa di mia zia ha segnato il destino di una generazione della mia famiglia ed è come se avesse innescato una reazione a catena che ha fatto riemergere, in un solo momento, immagini ed emozioni nascoste da tempo." Ecco, questa frase esprime totalmente cosa ho provato quando 2 anni fa è venuto a mancare il mio ultimo zio, fratello di mio padre. L'anno prima il fratello di mia madre tutti ultra novantenni. I miei genitori erano già mancati nel 2019 e nel 2015. Un mondo che si è dissolto e che purtroppo ci si rende conto che lo si vorrebbe aver vissuto più intensamente. Ed ancora oggi, ne sento la mancanza. Grazie di questa profonda riflessione
Alfonso ti ringrazio della tua riflessione che condivido e comprendo pienamente. Grazie