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Avatar di Giancarlo Capitani

Articolo illuminante. Qualità della domanda e qualità della risposta sono requisiti inseparabili nell’AI.. Complimenti ad AlfoClaude !

Avatar di Claudio Clerici

Il Professor Fuggetta (mi riferisco a lui e non a Claude in quanto, se i contenuti non fossero stati approvati, l'articolo non sarebbe stato publicato) fotografa una dinamica che chi lavora nell'IT riconosce immediatamente.

Mi permetto di aggiungere una riflessione che viene dalla mia esperienza personale

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Il CIO ordinotaio ha spesso anche un'altra caratteristica: commissiona benchmark di mercato, raccoglie best practice, e porta al tavolo proposte di adozione di piattaforme consolidate — ERP, CRM, MES — con la rassicurazione implicita che "lo fanno tutti i leader del settore".

Qualche lustro fa c'era qualcuno che aveva affermato che nessuno sarebbe stato licenziato per avere scelto IBM.

Non è pigrizia: è una forma di prudenza professionale. Il problema è che sistemi di quella complessità richiedono anni, e in alcuni casi rischiano di essere già parzialmente superati al go-live. E le personalizzazioni, nate per adattare il sistema all'azienda, finiscono spesso per fare il contrario.

Oggi, con l'AI, si ripropone lo stesso schema. I grandi player hanno già integrato funzionalità AI nelle loro piattaforme e la tentazione è adottarle seguendo lo stesso criterio di prima.

Quello che manca, in quasi tutte le conversazioni che ho ascoltato, è una domanda preliminare — scomoda, difficile da mettere in una slide per il CDA:

I nostri dati sono in ordine?

L'AI non genera valore dal nulla. Lavora sui dati che trova. Se quella base è disomogenea e non governata, il ritorno sarà deludente — esattamente come è già accaduto con molte implementazioni ERP, dove il problema non era lo strumento ma la qualità dell'informazione che doveva alimentarlo.

Per questo motivo, quando interpellato, propongo un percorso formativo sulla cultura del dato: non una nuova piattaforma, ma un lavoro sul modo in cui l'organizzazione produce, gestisce e usa l'informazione.

Perché il CIO che portasse questa conversazione al tavolo farebbe esattamente quello che il Prof. Fuggetta ha indicato come il contributo atteso dalla funzione IT: portare una domanda che il business, da solo, non sa ancora di doversi fare.

Concludo con la citazione di un caso reale che mi è capitato recentemente:

quando ho proposto un percorso formativo sulla Data Governance in una importante azienda, il CIO (ordinotaio) mi ha risposto (per iscritto) che "Data Governance e AI sono le buzzword del momento"

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