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Avatar di Sergio

Il dualismo fra stati nazionali e istituzioni europee è la radice di molti fraintendimenti. Sparare sulla UE nella prossima campagna elettorale sarà lo sport di molti. L'UE è l'alibi perfetto, il paravento dietro cui nascondere l'inadeguatezza del livello di governo nazionale per affrontare le sfide globali (quella tecnologica ma non solo). Le democrazie, d'altra parte, vivono del consenso popolare e l'UE ha un rapporto solo indiretto con i cittadini europei, mediato dai governi nazionali. È un nodo non aggirabile in tutte le partite che contano. È stato possibile superarlo per l'Euro perché la BCE deve essere un soggetto autonomo dal Governo anche negli Stati nazionali. Ma non è aggirabile né per la difesa, né per la politica estera e nemmeno nella grande partita sui dati e sull'AI. Serve un mercato unico e grande per costruire un business plan che regga: se l'unico disponibile è quello USA gli investimenti si faranno lì. Bisogna approfondire il tema della Federazione europea e non lasciarlo nella categoria del "sarebbe bello".

Occorre affiancare ai processi unitari top down (unanimità, allargamento, regolamentazione) un processo Federativo bottom up aperto a tutti gli stati dell'euro, interno, non contrapposto alla UE, focalizzato su cinque temi chiave e che possa partire entro cinque anni, anche solo, ad esempio, fra Italia e Francia. La democrazia è un nodo che va risolto e non può essere bypassato

Avatar di Giorgio Fornara

Concordo in toto con la tua analisi sul capitale come vero collo di bottiglia e sulla distinzione, molto lucida, UE/Europa. Credo però sia utile aggiungere una riflessione su una dimensione che mi sembra complementare.

I tuoi stessi numeri suggeriscono che il problema non si chiude solo con più capitale. Se anche l’Europa raddoppiasse il proprio capitale di rischio AI da un anno all’altro, resterebbe a un decimo degli Stati Uniti. Quindi la domanda non è solo “come troviamo il capitale”, ma “una volta trovato, dove lo mandiamo”: rincorrere la frontiera su ordini di grandezza già persi, o costruire qualcosa che la frontiera, chiunque la possieda, dovrà comunque attraversare?

Il caso Fable è interessante proprio qui, e il tuo post-scriptum sulla DMA lo coglie. Quando Washington può spegnere un modello in tre giorni, il vero asset strategico non è il modello: è il layer sopra il modello, quello che decide a quali condizioni un sistema può operare in un mercato regolato. Finanza, sanità, difesa, pubblica amministrazione richiederanno comunque sistemi verificabili, auditabili, contestabili da terzi, indipendentemente da chi ha addestrato il modello sottostante.

Su quel piano la scala conta meno della capacità di imporre standard di affidabilità. È un terreno in cui l’Europa avrebbe un vantaggio strutturale, non un ritardo: ha già la cultura regolatoria e i mercati critici dove la fiducia verificabile vale più della potenza grezza. Il capitale paziente di cui scrivi avrebbe quindi due strade, e solo una delle due è ancora aperta sugli ordini di grandezza.

Continuo a pensare che il capitale sia il nodo centrale, come scrivi. Mi chiedo solo se il frame in cui lo si investe non sia la variabile che decide se quel capitale conta davvero.

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