Più del capitale, manca la politica industriale. I capitali USA, nei numeri astronomici che girano, sono costruiti a leva, non esistono, non sono esigibili, pagabili perché generati artificialmente dal sistema finanziario. Hanno però il fondamentale pregio di sostenere e spingere gli investimenti reali, la costruzione di datacenter , l’impiego di milioni di persone che lavorano focalizzate a un obbiettivo, lo sviluppo di tecnologie… effetti concreti e reali e tangibili per l’uomo, che producono ex-post il capitale fittizio iniziale. In Europa non si producono bolle perché prima di investire devi averli i soldi, negli USA è il contrario. Ogni tanto il giochetto si inceppa, ma nel lungo periodo, almeno se guardiamo gli ultimi 150 anni, hanno ragione loro.
Il dualismo fra stati nazionali e istituzioni europee è la radice di molti fraintendimenti. Sparare sulla UE nella prossima campagna elettorale sarà lo sport di molti. L'UE è l'alibi perfetto, il paravento dietro cui nascondere l'inadeguatezza del livello di governo nazionale per affrontare le sfide globali (quella tecnologica ma non solo). Le democrazie, d'altra parte, vivono del consenso popolare e l'UE ha un rapporto solo indiretto con i cittadini europei, mediato dai governi nazionali. È un nodo non aggirabile in tutte le partite che contano. È stato possibile superarlo per l'Euro perché la BCE deve essere un soggetto autonomo dal Governo anche negli Stati nazionali. Ma non è aggirabile né per la difesa, né per la politica estera e nemmeno nella grande partita sui dati e sull'AI. Serve un mercato unico e grande per costruire un business plan che regga: se l'unico disponibile è quello USA gli investimenti si faranno lì. Bisogna approfondire il tema della Federazione europea e non lasciarlo nella categoria del "sarebbe bello".
Occorre affiancare ai processi unitari top down (unanimità, allargamento, regolamentazione) un processo Federativo bottom up aperto a tutti gli stati dell'euro, interno, non contrapposto alla UE, focalizzato su cinque temi chiave e che possa partire entro cinque anni, anche solo, ad esempio, fra Italia e Francia. La democrazia è un nodo che va risolto e non può essere bypassato
"L’Europa, come continente, avrebbe gli ingredienti per costruire un proprio peso: capitali, industria, filiere della potenza di calcolo. Non li ha valorizzati né sfruttati".
La prima domanda che questa costatazione mi suggerisce è, perché non li ha ancora sfruttati?
Se l'Europa ha tutto questo potenziale perché non lo sfrutta? Cos'è masochista?
Oppure ci stiamo sopravvalutando, forse c'è dell'altro, più profondo, che rende l'Europa e gli europei inadatti a questo tipo di modernità (es. i leader statunitensi sono quasi tutti under 30 o giù di lì).
Il P101, il primo PC nasce a Ivrea all'Olivetti.
Il WEB è nato al CERN, da Tim Berners-Lee.
C'è qualche europeo che ne ha intuito le potenzialità?
Ho fatto il calcolo tra Ivrea e il CERN ci sono 200 km, PC + WEB, a poiché ore di viaggio.
Aggiungiamo qualche altro dato logistico per capire la facilità con cui il sistema si sarebbe potuto attivare in Europa. Ci sarebbe stata anche una fonte infinita di capitali, per i finanziamenti delle innovazioni, la City di Londra, forse il centro finanziario più importante del mondo (allora, ci siamo giocati anche quello), solo un po' più in su. Eppure non è successo niente. Quello che più comodamente sarebbe potuto succedere qui con un minimo di lungimiranza è avvenuto altre oceano.
E tutto questo continua ripetersi oggi. Le startup non decollano, ma come potrebbero, a suon di hackathon? Dove sono gli imprenditori illuminati che le aiutano a crescere?
Ho l'impressione che le nostre élite abbiamo preferito la furbizia del fare i propri ristretti interessi. Pensiamo alla Germania, che credeva di dormire sugli allori (e per decenni è stato così) godendo del Gas russo a prezzo esclusivo, privilegiato, un vantaggio per le sue industrie, rispetto a tutti gli altri europei (ha inviato stabilmente un suo ex cancelliere a tutelare i sui interessi in Russia) e ha goduto dell'Euro dei 27 che include le economie depresse dell'Est, per sfruttare un rapporto di cambio dell'euro che favorisse le sue esportazioni (sforando sistematicamente e impunemente i limiti concordati con gli altri stati europei).
Abbiamo preferito allargare la NATO anziché provare a includere la Russia, che pure aveva dato qualche segnale di disponibilità negli anni '90. Che furbi che siamo. Cosa sarebbe oggi l'Europa con la Russia allineata dentro?
La Grande Europa era quella di 150 anni fa, popolata dai grandi luminari della Fisica, della Chimica, della medicina, dell'ingegneria, per citarne solo alcuni Bohr, Heisenberg, Planck, Schrödinger, Pasteur, Fleming, Von Newman, ecc. ma il numero è incredibilmente corposo. Ogni tanto riguardo con grande invidia la foto della cena al congresso di Solvay dove ci sono quasi tutti (27 europei e solo 2 statunitensi).
Per non parlare delle menti critiche che vigilavano sul potere: Karl Kraus, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Max Weber, Walter Benjamin, Theodor Adorno, Hannah Arendt, Günther Anders, Ludwig Wittgenstein, George Orwell, Michel Foucault, Simone Weil, Pier Paolo Pasolini, Guy Debord, Ivan Illich. Intellettuali che scrivevano regolarmente sui quotidiani del tempo. Parlavano chiaro, senza timori.
L'Europa e gli europei di oggi possono essere paragonabili ala grande Europa e grandi europei di allora? Accettare il declino è non solo un atto di realismo, mettiamoci tranquilli, possiamo andare al mare o in montagna un po' più spesso, tanto non cambia niente.
Ma arriviamo al dunque con una osservazione che vale per tutte.
Siamo così convinti che Arthur Mensch, Guillaume Lample e Timothée Lacroix, fondatori di Mistral l'Ai europea più avanzata equivalgano Sam Altman o Dario Amodei? Isolati in Francia per velleità di potere di Macron che li finanzia con più di 100 miliardi. E comunque innovare non è mai stata una questione di capitali ma di menti, i fratelli Wright per dare al mondo l'aeroplano si sono autofinanziati, grazie alla loro attività di commercio di biciclette. E' la messa in opera, l'industrializzazione, che richiede capitali.
Una chiosa sul rapporto Draghi a me pare la solita lista dei desiderata di un economista che non va al cuore del problema, perché il sistema di cui fai parte si critica, ma solo un po'. Più coraggio Mario, più coraggio. Se penso alla postura di John Maynard Keynes a Breton Woods ...
Una nota a margine sul tema investimenti e fondi pensione, in tanti paesi in Europa siamo al ridicolo.
In Svizzera, dove abito, é teoricamente illegale comprare ETF passivi tipo Vanguard o iSh che tracciano SPY o Nasdaq se non sei un professional investor qualificato, quindi teoricamente, se non esistessero piattaforme come IBKR, dovrei passare da un bel fondo gestito dalla banca con commissioni folli, invece dello 0.1% dei fondi passivi.
La motivazione ufficiale che sono riuscito a recuperare é che investire in ETF richiede compression avanzata dei mercati...At the same time però se vuoi fare margin trading e comprare put e call options su qualsiasi titolo puoi farlo rispondendo a un questionario online su broker Svizzeri. Da quel che ho capito dai colleghi che vivono in Italia, stessa storia su Fineco, ma da prendere con le pinze perché non ho esperienza diretta.
Quindi se voglio scommettere negli strumenti finanziari a più alto rischio in assoluto usando la borsa come un casinò, va bene, ma se voglio accumulare il mio denaro in fondi a costo bassissimo, rendimento alto e francamente un rischio quasi nullo sulla base degli ultimi 50 anni da dati, devo prendermi una licenza da broker professionista...
E questo poi ti porta a fondi pensione che non hanno bisogno di rischiare a investire su Anthropic pre IPO, ti danno un ritorno del 1.3% e devi pure digli bravo, perché l'alternativa vera che una buona porzione del pianeta usa da 50 anni per avere un rendimento del 6-7% medio, ti é preclusa.
Totalmente d'accordo. Complimenti per la chiarezza e il supporto dei dati. A proposito di capitale e cultura del rischio: una startup europea sugli umanoidi ha chiuso un POC con un'azienda americana in 2 settimane. Da quattro mesi è impantanata in discussioni legali sul POC con diversi grossi gruppi industriali europei. Non sull'investimento bensì sulla prova. La cultura di fondo prevalente è quella del private equity, non del venture capital: rendimento prevedibile, rischio minimizzato, orizzonte corto. È esattamente il meccanismo che descrivi quando parli dei fondi pensione che restano ben sotto i tetti consentiti, o delle banche che preferiscono i BTP al finanziamento azionario. Quando scrivi che "l'Europa, continente con una storia industriale, finanziaria e sociale che precede e supera Bruxelles" è il vero soggetto del problema, penso proprio a questa dimensione culturale: l'avversione al rischio non è un vincolo normativo, è un habitus che permea i consigli di amministrazione, gli uffici legali e le strutture decisionali delle grandi imprese europee. Come sottolineato nell'articolo nessun abrogazione dell'AI Act cambierà questo.
Concordo che il cuore del ragionamento sia nella distinzione tra UE ed Europa e che quindi la diagnosi sul capitale ne discenda con coerenza. Il lato politico che il caso Fable mette a fuoco sta nel dato decisivo della direttiva del 12 giugno: quel confine colpisce ogni foreign national, compresi i dipendenti stranieri di Anthropic, ma risparmia i cittadini statunitensi. Una volta che quel confine è stato attivato e fatto funzionare, la motivazione tecnica del singolo episodio (un jailbreak minore, per ammissione della stessa Anthropic) conta davvero poco, forse addirittura nulla. Washington ha dimostrato che il monopolio tecnologico si converte in leva sovrana, attivabile in tre giorni per ragioni di sicurezza nazionale oggi e per ritorsione commerciale o pressione diplomatica domani.
Fornara, qui sotto, coglie la stessa dinamica e la porta verso il layer di affidabilità come vantaggio europeo. Concordo anche con lui e aggiungo che quel bottone ha anche un versante propriamente politico, ed è questo l'aspetto che incide quando viene premuto. È la dinamica che per conto mio ho chiamato egemonia delegante: gli Stati Uniti delegano al continente la crescita dentro un'infrastruttura che spengono quando vogliono in totale libertà. La dipendenza che l'Europa si è scelta è insieme tecnologica e politica, e la componente politica ha molto più peso nel momento in cui qualcuno preme il pulsante.
Il suo poscritto sulla DMA, infine, suggerisce che l'interoperabilità obbligatoria rappresenta oggi la forma minima di sovranità che l'Europa è in grado di costruire, ben lontano dall'essere una semplice ingerenza regolatoria. E forse è l'unica risposta a portata di mano che abbiamo.
Concordo in toto con la tua analisi sul capitale come vero collo di bottiglia e sulla distinzione, molto lucida, UE/Europa. Credo però sia utile aggiungere una riflessione su una dimensione che mi sembra complementare.
I tuoi stessi numeri suggeriscono che il problema non si chiude solo con più capitale. Se anche l’Europa raddoppiasse il proprio capitale di rischio AI da un anno all’altro, resterebbe a un decimo degli Stati Uniti. Quindi la domanda non è solo “come troviamo il capitale”, ma “una volta trovato, dove lo mandiamo”: rincorrere la frontiera su ordini di grandezza già persi, o costruire qualcosa che la frontiera, chiunque la possieda, dovrà comunque attraversare?
Il caso Fable è interessante proprio qui, e il tuo post-scriptum sulla DMA lo coglie. Quando Washington può spegnere un modello in tre giorni, il vero asset strategico non è il modello: è il layer sopra il modello, quello che decide a quali condizioni un sistema può operare in un mercato regolato. Finanza, sanità, difesa, pubblica amministrazione richiederanno comunque sistemi verificabili, auditabili, contestabili da terzi, indipendentemente da chi ha addestrato il modello sottostante.
Su quel piano la scala conta meno della capacità di imporre standard di affidabilità. È un terreno in cui l’Europa avrebbe un vantaggio strutturale, non un ritardo: ha già la cultura regolatoria e i mercati critici dove la fiducia verificabile vale più della potenza grezza. Il capitale paziente di cui scrivi avrebbe quindi due strade, e solo una delle due è ancora aperta sugli ordini di grandezza.
Continuo a pensare che il capitale sia il nodo centrale, come scrivi. Mi chiedo solo se il frame in cui lo si investe non sia la variabile che decide se quel capitale conta davvero.
Premetto che è solo una mia sensazione, non ho fatto ricerche in merito e forse i dati potrebbero smentirmi. Il nodo della questione pare essere legato alle scelte di investimento degli istituti bancari/assicurativi, io credo che queste scelte siano guidate da chi possiede capitali in Europa, ovvero i grandi investitori, quello che i soldi dentro le banche ce li mettono.
Se si investe sul mattone o sui titoli di stato non è per le politiche di investimento degli istituti, ma delle scelte di chi possiede i capitali. È un problema culturale, e questo tipo di problema non lo risolvono le strategie degli istituti.
Scommettiamo che se una delle banche o fondi di investimento citate adottasse una politica più "aggressiva" sul fronte tech vedrebbe gli investitori scappare?
Ho l'impressione che così come l'UE e le sue politiche siano il riflesso dell'Europa, anche l'Europa è il riflesso di chi la abita e fa investimenti.
Concordo con la tua articolata posizione. Tra le azioni necessarie a livello Europeo credo che si debba aggiungere la necessità di muoversi al più presto nella direzione di un CERN per l’AI, facendo seguito alla proposta lanciata da Giorgio Parisi.
Qui siamo in totale disaccordo. Il CERN ha dimostrato che si possono creare istituzioni serie che non siano solo poltrone. Ed inoltre è vitale che si crei uno spazio europeo per la ricerca in AI che non sia dominato dalle oligarchie industriali di oggi.
Lo spazio europeo della ricerca esiste da quarant’anni. Il CERN ha senso perché gestisce una infrastruttura fisica “pesante”. Per AI servono HPC (che non richiedono un CERN) e cervelli. Il CERN per l’AI é l’ennesimo alibi. Che non incide su nessuno dei nodi che discutevo nel post.
Più del capitale, manca la politica industriale. I capitali USA, nei numeri astronomici che girano, sono costruiti a leva, non esistono, non sono esigibili, pagabili perché generati artificialmente dal sistema finanziario. Hanno però il fondamentale pregio di sostenere e spingere gli investimenti reali, la costruzione di datacenter , l’impiego di milioni di persone che lavorano focalizzate a un obbiettivo, lo sviluppo di tecnologie… effetti concreti e reali e tangibili per l’uomo, che producono ex-post il capitale fittizio iniziale. In Europa non si producono bolle perché prima di investire devi averli i soldi, negli USA è il contrario. Ogni tanto il giochetto si inceppa, ma nel lungo periodo, almeno se guardiamo gli ultimi 150 anni, hanno ragione loro.
Il dualismo fra stati nazionali e istituzioni europee è la radice di molti fraintendimenti. Sparare sulla UE nella prossima campagna elettorale sarà lo sport di molti. L'UE è l'alibi perfetto, il paravento dietro cui nascondere l'inadeguatezza del livello di governo nazionale per affrontare le sfide globali (quella tecnologica ma non solo). Le democrazie, d'altra parte, vivono del consenso popolare e l'UE ha un rapporto solo indiretto con i cittadini europei, mediato dai governi nazionali. È un nodo non aggirabile in tutte le partite che contano. È stato possibile superarlo per l'Euro perché la BCE deve essere un soggetto autonomo dal Governo anche negli Stati nazionali. Ma non è aggirabile né per la difesa, né per la politica estera e nemmeno nella grande partita sui dati e sull'AI. Serve un mercato unico e grande per costruire un business plan che regga: se l'unico disponibile è quello USA gli investimenti si faranno lì. Bisogna approfondire il tema della Federazione europea e non lasciarlo nella categoria del "sarebbe bello".
Occorre affiancare ai processi unitari top down (unanimità, allargamento, regolamentazione) un processo Federativo bottom up aperto a tutti gli stati dell'euro, interno, non contrapposto alla UE, focalizzato su cinque temi chiave e che possa partire entro cinque anni, anche solo, ad esempio, fra Italia e Francia. La democrazia è un nodo che va risolto e non può essere bypassato
"L’Europa, come continente, avrebbe gli ingredienti per costruire un proprio peso: capitali, industria, filiere della potenza di calcolo. Non li ha valorizzati né sfruttati".
La prima domanda che questa costatazione mi suggerisce è, perché non li ha ancora sfruttati?
Se l'Europa ha tutto questo potenziale perché non lo sfrutta? Cos'è masochista?
Oppure ci stiamo sopravvalutando, forse c'è dell'altro, più profondo, che rende l'Europa e gli europei inadatti a questo tipo di modernità (es. i leader statunitensi sono quasi tutti under 30 o giù di lì).
Il P101, il primo PC nasce a Ivrea all'Olivetti.
Il WEB è nato al CERN, da Tim Berners-Lee.
C'è qualche europeo che ne ha intuito le potenzialità?
Ho fatto il calcolo tra Ivrea e il CERN ci sono 200 km, PC + WEB, a poiché ore di viaggio.
Aggiungiamo qualche altro dato logistico per capire la facilità con cui il sistema si sarebbe potuto attivare in Europa. Ci sarebbe stata anche una fonte infinita di capitali, per i finanziamenti delle innovazioni, la City di Londra, forse il centro finanziario più importante del mondo (allora, ci siamo giocati anche quello), solo un po' più in su. Eppure non è successo niente. Quello che più comodamente sarebbe potuto succedere qui con un minimo di lungimiranza è avvenuto altre oceano.
E tutto questo continua ripetersi oggi. Le startup non decollano, ma come potrebbero, a suon di hackathon? Dove sono gli imprenditori illuminati che le aiutano a crescere?
Ho l'impressione che le nostre élite abbiamo preferito la furbizia del fare i propri ristretti interessi. Pensiamo alla Germania, che credeva di dormire sugli allori (e per decenni è stato così) godendo del Gas russo a prezzo esclusivo, privilegiato, un vantaggio per le sue industrie, rispetto a tutti gli altri europei (ha inviato stabilmente un suo ex cancelliere a tutelare i sui interessi in Russia) e ha goduto dell'Euro dei 27 che include le economie depresse dell'Est, per sfruttare un rapporto di cambio dell'euro che favorisse le sue esportazioni (sforando sistematicamente e impunemente i limiti concordati con gli altri stati europei).
Abbiamo preferito allargare la NATO anziché provare a includere la Russia, che pure aveva dato qualche segnale di disponibilità negli anni '90. Che furbi che siamo. Cosa sarebbe oggi l'Europa con la Russia allineata dentro?
La Grande Europa era quella di 150 anni fa, popolata dai grandi luminari della Fisica, della Chimica, della medicina, dell'ingegneria, per citarne solo alcuni Bohr, Heisenberg, Planck, Schrödinger, Pasteur, Fleming, Von Newman, ecc. ma il numero è incredibilmente corposo. Ogni tanto riguardo con grande invidia la foto della cena al congresso di Solvay dove ci sono quasi tutti (27 europei e solo 2 statunitensi).
Per non parlare delle menti critiche che vigilavano sul potere: Karl Kraus, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Max Weber, Walter Benjamin, Theodor Adorno, Hannah Arendt, Günther Anders, Ludwig Wittgenstein, George Orwell, Michel Foucault, Simone Weil, Pier Paolo Pasolini, Guy Debord, Ivan Illich. Intellettuali che scrivevano regolarmente sui quotidiani del tempo. Parlavano chiaro, senza timori.
L'Europa e gli europei di oggi possono essere paragonabili ala grande Europa e grandi europei di allora? Accettare il declino è non solo un atto di realismo, mettiamoci tranquilli, possiamo andare al mare o in montagna un po' più spesso, tanto non cambia niente.
Ma arriviamo al dunque con una osservazione che vale per tutte.
Siamo così convinti che Arthur Mensch, Guillaume Lample e Timothée Lacroix, fondatori di Mistral l'Ai europea più avanzata equivalgano Sam Altman o Dario Amodei? Isolati in Francia per velleità di potere di Macron che li finanzia con più di 100 miliardi. E comunque innovare non è mai stata una questione di capitali ma di menti, i fratelli Wright per dare al mondo l'aeroplano si sono autofinanziati, grazie alla loro attività di commercio di biciclette. E' la messa in opera, l'industrializzazione, che richiede capitali.
Una chiosa sul rapporto Draghi a me pare la solita lista dei desiderata di un economista che non va al cuore del problema, perché il sistema di cui fai parte si critica, ma solo un po'. Più coraggio Mario, più coraggio. Se penso alla postura di John Maynard Keynes a Breton Woods ...
Una nota a margine sul tema investimenti e fondi pensione, in tanti paesi in Europa siamo al ridicolo.
In Svizzera, dove abito, é teoricamente illegale comprare ETF passivi tipo Vanguard o iSh che tracciano SPY o Nasdaq se non sei un professional investor qualificato, quindi teoricamente, se non esistessero piattaforme come IBKR, dovrei passare da un bel fondo gestito dalla banca con commissioni folli, invece dello 0.1% dei fondi passivi.
La motivazione ufficiale che sono riuscito a recuperare é che investire in ETF richiede compression avanzata dei mercati...At the same time però se vuoi fare margin trading e comprare put e call options su qualsiasi titolo puoi farlo rispondendo a un questionario online su broker Svizzeri. Da quel che ho capito dai colleghi che vivono in Italia, stessa storia su Fineco, ma da prendere con le pinze perché non ho esperienza diretta.
Quindi se voglio scommettere negli strumenti finanziari a più alto rischio in assoluto usando la borsa come un casinò, va bene, ma se voglio accumulare il mio denaro in fondi a costo bassissimo, rendimento alto e francamente un rischio quasi nullo sulla base degli ultimi 50 anni da dati, devo prendermi una licenza da broker professionista...
E questo poi ti porta a fondi pensione che non hanno bisogno di rischiare a investire su Anthropic pre IPO, ti danno un ritorno del 1.3% e devi pure digli bravo, perché l'alternativa vera che una buona porzione del pianeta usa da 50 anni per avere un rendimento del 6-7% medio, ti é preclusa.
Totalmente d'accordo. Complimenti per la chiarezza e il supporto dei dati. A proposito di capitale e cultura del rischio: una startup europea sugli umanoidi ha chiuso un POC con un'azienda americana in 2 settimane. Da quattro mesi è impantanata in discussioni legali sul POC con diversi grossi gruppi industriali europei. Non sull'investimento bensì sulla prova. La cultura di fondo prevalente è quella del private equity, non del venture capital: rendimento prevedibile, rischio minimizzato, orizzonte corto. È esattamente il meccanismo che descrivi quando parli dei fondi pensione che restano ben sotto i tetti consentiti, o delle banche che preferiscono i BTP al finanziamento azionario. Quando scrivi che "l'Europa, continente con una storia industriale, finanziaria e sociale che precede e supera Bruxelles" è il vero soggetto del problema, penso proprio a questa dimensione culturale: l'avversione al rischio non è un vincolo normativo, è un habitus che permea i consigli di amministrazione, gli uffici legali e le strutture decisionali delle grandi imprese europee. Come sottolineato nell'articolo nessun abrogazione dell'AI Act cambierà questo.
Forse è veramente l’unica.
E se domani, cosi’, Trump spegnesse O365 per tutti quelli che stanno in. europa?
Forse non sarebbe cosi’ sofisticato come una AI…. ma quale azienda o amministrazione pubblica non li usa?
Concordo che il cuore del ragionamento sia nella distinzione tra UE ed Europa e che quindi la diagnosi sul capitale ne discenda con coerenza. Il lato politico che il caso Fable mette a fuoco sta nel dato decisivo della direttiva del 12 giugno: quel confine colpisce ogni foreign national, compresi i dipendenti stranieri di Anthropic, ma risparmia i cittadini statunitensi. Una volta che quel confine è stato attivato e fatto funzionare, la motivazione tecnica del singolo episodio (un jailbreak minore, per ammissione della stessa Anthropic) conta davvero poco, forse addirittura nulla. Washington ha dimostrato che il monopolio tecnologico si converte in leva sovrana, attivabile in tre giorni per ragioni di sicurezza nazionale oggi e per ritorsione commerciale o pressione diplomatica domani.
Fornara, qui sotto, coglie la stessa dinamica e la porta verso il layer di affidabilità come vantaggio europeo. Concordo anche con lui e aggiungo che quel bottone ha anche un versante propriamente politico, ed è questo l'aspetto che incide quando viene premuto. È la dinamica che per conto mio ho chiamato egemonia delegante: gli Stati Uniti delegano al continente la crescita dentro un'infrastruttura che spengono quando vogliono in totale libertà. La dipendenza che l'Europa si è scelta è insieme tecnologica e politica, e la componente politica ha molto più peso nel momento in cui qualcuno preme il pulsante.
Il suo poscritto sulla DMA, infine, suggerisce che l'interoperabilità obbligatoria rappresenta oggi la forma minima di sovranità che l'Europa è in grado di costruire, ben lontano dall'essere una semplice ingerenza regolatoria. E forse è l'unica risposta a portata di mano che abbiamo.
Concordo in toto con la tua analisi sul capitale come vero collo di bottiglia e sulla distinzione, molto lucida, UE/Europa. Credo però sia utile aggiungere una riflessione su una dimensione che mi sembra complementare.
I tuoi stessi numeri suggeriscono che il problema non si chiude solo con più capitale. Se anche l’Europa raddoppiasse il proprio capitale di rischio AI da un anno all’altro, resterebbe a un decimo degli Stati Uniti. Quindi la domanda non è solo “come troviamo il capitale”, ma “una volta trovato, dove lo mandiamo”: rincorrere la frontiera su ordini di grandezza già persi, o costruire qualcosa che la frontiera, chiunque la possieda, dovrà comunque attraversare?
Il caso Fable è interessante proprio qui, e il tuo post-scriptum sulla DMA lo coglie. Quando Washington può spegnere un modello in tre giorni, il vero asset strategico non è il modello: è il layer sopra il modello, quello che decide a quali condizioni un sistema può operare in un mercato regolato. Finanza, sanità, difesa, pubblica amministrazione richiederanno comunque sistemi verificabili, auditabili, contestabili da terzi, indipendentemente da chi ha addestrato il modello sottostante.
Su quel piano la scala conta meno della capacità di imporre standard di affidabilità. È un terreno in cui l’Europa avrebbe un vantaggio strutturale, non un ritardo: ha già la cultura regolatoria e i mercati critici dove la fiducia verificabile vale più della potenza grezza. Il capitale paziente di cui scrivi avrebbe quindi due strade, e solo una delle due è ancora aperta sugli ordini di grandezza.
Continuo a pensare che il capitale sia il nodo centrale, come scrivi. Mi chiedo solo se il frame in cui lo si investe non sia la variabile che decide se quel capitale conta davvero.
Premetto che è solo una mia sensazione, non ho fatto ricerche in merito e forse i dati potrebbero smentirmi. Il nodo della questione pare essere legato alle scelte di investimento degli istituti bancari/assicurativi, io credo che queste scelte siano guidate da chi possiede capitali in Europa, ovvero i grandi investitori, quello che i soldi dentro le banche ce li mettono.
Se si investe sul mattone o sui titoli di stato non è per le politiche di investimento degli istituti, ma delle scelte di chi possiede i capitali. È un problema culturale, e questo tipo di problema non lo risolvono le strategie degli istituti.
Scommettiamo che se una delle banche o fondi di investimento citate adottasse una politica più "aggressiva" sul fronte tech vedrebbe gli investitori scappare?
Ho l'impressione che così come l'UE e le sue politiche siano il riflesso dell'Europa, anche l'Europa è il riflesso di chi la abita e fa investimenti.
Concordo con la tua articolata posizione. Tra le azioni necessarie a livello Europeo credo che si debba aggiungere la necessità di muoversi al più presto nella direzione di un CERN per l’AI, facendo seguito alla proposta lanciata da Giorgio Parisi.
Qui siamo in totale disaccordo. Il CERN ha dimostrato che si possono creare istituzioni serie che non siano solo poltrone. Ed inoltre è vitale che si crei uno spazio europeo per la ricerca in AI che non sia dominato dalle oligarchie industriali di oggi.
Lo spazio europeo della ricerca esiste da quarant’anni. Il CERN ha senso perché gestisce una infrastruttura fisica “pesante”. Per AI servono HPC (che non richiedono un CERN) e cervelli. Il CERN per l’AI é l’ennesimo alibi. Che non incide su nessuno dei nodi che discutevo nel post.
Non credo serva un CERN per l’AI. .
https://www.abassavoce.it/p/fate-presto-ma-cosa