Basta annunci, basta apocalissi, basta commissioni. Da dove cominciare sul serio: scuola, imprese e normazione che guardino al futuro e non al passato.
L’articolo mi è piaciuto molto, soprattutto perché sposta il dibattito dal “cosa fare” al “come costruire un Paese che riesca davvero a fare le cose”. Mi chiedo però se il problema non sia ancora più a monte: continuiamo a discutere di singole riforme, quando in realtà scuola, lavoro, fisco, welfare, casa, innovazione e pubblica amministrazione sono parti dello stesso sistema. Se gli incentivi restano incoerenti, anche una buona riforma rischia di produrre risultati modesti. Forse è proprio l’assenza di una visione complessiva che ci condanna a rincorrere sempre l’emergenza.
Alfonso, il punto sulle regole apre una domanda che vale anche a scala europea.
L’AI Act è costruito prevalentemente sulla logica del rischio e della conformità, che è la logica del passato resa prudente. Stabilisce cosa non si deve fare meglio di quanto indichi cosa si deve costruire. Il risultato è che un’impresa che vuole adottare AI in modo serio si trova con un quadro normativo che le dice come evitare problemi, ma non la aiuta a capire come produrre sistemi su cui si possa davvero fare affidamento in contesti critici.
Le regole che spingono il futuro, come dici tu, non sono quelle che abbassano solo le barriere all’ingresso. Sono quelle che rendono conveniente fare le cose bene, non solo evitare di farle male. La differenza non è sottile: produce sistemi diversi.
Alfonso ho letto il tuo post: lucido e pungente, condivido anche le virgole. Sopratutto le cose che dici sulla scuola. Approfitto per mandarti un mio post sull’argomento:
L’articolo mi è piaciuto molto, soprattutto perché sposta il dibattito dal “cosa fare” al “come costruire un Paese che riesca davvero a fare le cose”. Mi chiedo però se il problema non sia ancora più a monte: continuiamo a discutere di singole riforme, quando in realtà scuola, lavoro, fisco, welfare, casa, innovazione e pubblica amministrazione sono parti dello stesso sistema. Se gli incentivi restano incoerenti, anche una buona riforma rischia di produrre risultati modesti. Forse è proprio l’assenza di una visione complessiva che ci condanna a rincorrere sempre l’emergenza.
Alfonso, il punto sulle regole apre una domanda che vale anche a scala europea.
L’AI Act è costruito prevalentemente sulla logica del rischio e della conformità, che è la logica del passato resa prudente. Stabilisce cosa non si deve fare meglio di quanto indichi cosa si deve costruire. Il risultato è che un’impresa che vuole adottare AI in modo serio si trova con un quadro normativo che le dice come evitare problemi, ma non la aiuta a capire come produrre sistemi su cui si possa davvero fare affidamento in contesti critici.
Le regole che spingono il futuro, come dici tu, non sono quelle che abbassano solo le barriere all’ingresso. Sono quelle che rendono conveniente fare le cose bene, non solo evitare di farle male. La differenza non è sottile: produce sistemi diversi.
Alfonso ho letto il tuo post: lucido e pungente, condivido anche le virgole. Sopratutto le cose che dici sulla scuola. Approfitto per mandarti un mio post sull’argomento:
https://rumoredifondo.substack.com/p/la-competenza-oltre-lalgoritmo
“Fate presto” è la celebre pagina del Mattino di Napoli all’indomani del terremoto dell’Irpinia. 1981.
Il Sole 24 ore al massimo può scopiazzare, ma non è mai stato precursore di nulla.
Ok, cambia qualcosa?
No, assolutamente. Ma quella è una pagina storica alla stregua di "the man who screwed Italy" dell'Economist e "Man of the year: you" del Time