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Avatar di Alessandra Durante

Io dentro queste analisi però leggo che sembra che si valorizzino le relazioni imposte: perché quelle delle ore in ufficio sono le relazioni necessarie, quelle dovute, quelle leggere. Alcune, solo poche, entrano nella dimensione delle relazioni realmente scelte che portano un vero beneficio e una reale differenza tra quando ci sono e quando non ci sono.

Non sono come le amicizie profonde, quelle scelte, quelle che "fanno davvero bene" (per entrare nel benessere mentale). Tamponano certamente la solitudine, questo è evidente ed è anche assolutamente importante, per carità, nessuno nega il "piuttosto che niente, meglio piuttosto".

Ma probabilmente, il problema vero è aver costruito un mondo, precedente allo smartworking, che ha impedito di poter mantenere e coltivare le relazioni solide, o di costruirne di nuove. Proprio perché il tempo in ufficio, quello di viaggio, la stanchezza che ne deriva, gli orari rigidi hanno inciso negativamente su quelle relazioni, lasciando a quelle con i colleghi un ruolo che normalmente non avrebbero avuto. Perché nel tempo a disposizione quelle in orario di lavoro erano le uniche realmente sostenibili, che si potevano coltivare con una certa costanza. Per forza, per le altre non c'è tempo.

Personalmente, al contrario di quanto emerge, lo smartworking mi ha permesso di fare cose prima impensabili (e tuttora impensabili nei giorni in cui devo andare in ufficio): incontrare e conoscere i genitori degli amici dei miei bambini all'uscita da scuola, al parchetto dopo il post scuola, mangiare una pizza insieme, accompagnarli agli allenamenti e stare in quei contesti e conoscere altre persone che li frequentano. Ma non solo relazioni legate ai figli (che, come si dice nell'articolo, sono più semplici). Ma anche essere meno stanca per poter coltivare passioni personali che hanno consolidato relazioni già esistenti e permesso di crearne di nuove, basate su interessi comuni, argomenti.

Andando in ufficio si incontrano più persone (a livello quantitativo)? Sì, lavorando in aziende di 50/100/200/300 dipendenti è ovvio. Ma quante di queste relazioni nutrono davvero e quante sono solo contatti?

Come sempre, i numeri, rischiano di restare in superficie e quelli che riguardano il benessere mentale hanno molte altre concause.

In sostanza, per molti lo smartworking ha liberato proprio quel tempo necessario per recuperare e rafforzare le relazioni che erano state sacrificate per la necessità di dover andare in ufficio.

Avatar di MarcoBonini

Dopo anni da freelance, in solitudine, questo mese insieme ad altri freelance abbiamo deciso di prendere un ufficio insieme. Non per fare rete, perché quella l'avevamo già creata, ma proprio per avere uno spazio in comune dove incontrarsi, aiutarsi, condividere esperienze professionali per poter crescere, organizzare piccoli workshop e, sopratutto, creare nuovi legami. Sicuramente il nostro è un lavoro particolare (siamo tutti operatori della post-produzione video) e il remote working, specialmente dal 2020 in poi, ha evidenziato uno dei suoi limiti più grossi: ha praticamente distrutto la possibilità di creare quei legami regista- montatore o colorist-direttore della fotografia alla base del nostro lavoro. Prima, avere accanto a te, fisicamente, la persona che aveva dato corpo al commercial/film/cortometraggio ti dava la possibilità di conoscerla, conoscere i suoi riferimenti in fatto di musica, film, arte. Questo si traslava poi nel lavoro che stavi facendo,.

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