Tre sfide per le imprese nel 2026
Al di là delle mode e delle buzzword, tre sono le priorità. Con una importante postilla.
Ho creato un nuovo sito personale, molto semplice e dallo stile minimalista. Ho inserito una pagina con una breve descrizione dei libri che ho scritto negli anni scorsi. Inoltre, ho preparato una pagina con alcune sfide che ritengo cruciali per le imprese nel 2026. Riporto qui il contenuto della pagina per comodità del lettore.
Quali sono le sfide più critiche che le organizzazioni pubbliche e private devono affrontare nel 2026 in materia di innovazione e trasformazione digitale? Molti citerebbero certamente l’impatto dell’AI sui processi, sulle dinamiche e sull’offerta dell’organizzazione. La mia convinzione è che siano altre le questioni chiave da prendere in considerazione, quantomeno in via preliminare. Ne cito in particolare tre.
Recupero del debito tecnico
L’urgenza di molte aziende non è fare grandi rivoluzioni, ma recuperare il debito tecnico, culturale ed organizzativo accumulato in anni di scarsi investimenti in troppi settori: infrastrutture, piattaforme applicative, revisione dei processi, integrazione dei sistemi, canali digitali, competenze e maturità organizzativa. Troppe volte si assiste a fughe in avanti, su una base di scarsa solidità su cui costruire il futuro.
Avvio di una vera trasformazione digitale
Troppo spesso si confonde la “trasformazione digitale” con la “digitalizzazione”. Si pensa che la trasformazione digitale si riduca al solo acquisto di tool, strumenti e piattaforme, a “digitalizzare l’esistente” o anche ad adottare GenAI o l’ultima tecnologia di moda. È molto di più, e la vera sfida è esserne consapevoli e impostare in modo coerente investimenti e programmi di lavoro.
Avvio di un processo di capability buildup
Le organizzazioni devono strutturare un processo permanente di capability buildup, cioè lo sviluppo di competenze, processi, metodi di lavoro, infrastrutture e strumenti che abilitano e sostengono i processi di trasformazione digitale. Creare capability significa cambiare l’ossatura, la muscolatura e il sistema nervoso dell’organizzazione. La trasformazione digitale è un processo organico e strutturato di capability buildup, definito e determinato dall’uso strategico e non puramente opportunistico delle tecnologie e dei servizi digitali.
Una importante postilla
Per perseguire queste tematiche servono manager e professionisti con competenze ampie e mature. In particolare le aree chiave da considerare sono tre:
Competenze di dominio. Sono le conoscenze relative al settore industriale o economico in cui opera l’organizzazione o la specifica funzione aziendale, quali i processi di progettazione del prodotto, la logistica di ingresso, i processi di trasformazione di un materiale o le caratteristiche di un servizio finanziario. In assenza di queste competenze, il cambiamento, l’innovazione e la trasformazione risultano di fatto difficili da attuare, se non impossibili, poiché manca la conoscenza dei problemi specifici da affrontare e risolvere, nonché dei vincoli che li caratterizzano e delimitano.
Competenze tecnologiche. Sono le conoscenze relative alle tecnologie da utilizzare per introdurre i cambiamenti nell’impresa. Le tecnologie, specialmente quelle digitali, non sono commodity da “comprare, montare e utilizzare”. Una loro adozione superficiale e strumentale ne diminuirà l’impatto e il significato e, in alcuni casi, potrebbe risultare fin controproducente in quanto sottoutilizzata o addirittura mal dispiegata.
Soft skill. Sono tutte le competenze che permettono alle persone di collaborare con altre professionalità nella risoluzione e nella gestione di problemi e di complessi ambiti aziendali.
Non è facile trovare persone che abbiano queste tre caratteristiche chiave. È quindi vitale costruire questi profili nel tempo, con lungimiranza e pazienza.



