Ho acquistato non so quante versioni di questo album. La prima su vinile, poi il CD, poi le versioni rimasterizzate del CD e, infine, le versioni digitali, con il grandissimo lavoro di remix di Steven Wilson.
Da poco è stato pubblicato un fantastico cofanetto (che ho ordinato mesi fa e spero arrivi a giorni) con nuovi remix, versioni inedite, live e un ricco booklet.
Non ci sono album paragonabili a Tales from Topographic Oceans, nemmeno tra gli altri grandissimi del prog e del rock. Per tanti è indulgente, ridondante, il peggio del prog. Rick Wakeman se ne andò dopo il tour successivo alla sua pubblicazione, perché profondamente insoddisfatto (all’epoca). Altri membri del gruppo lo hanno in seguito criticato. Tanta critica lo ha massacrato.
Per me questo album rappresenta il picco raggiunto durante lo straordinario periodo degli anni ‘70. A volte penso che sia il culmine di tutti questi decenni e non credo di esagerare. Mai nessuno ha provato a costruire un’opera così complessa, strutturata, sofisticata. Al tempo stesso, l’album contiene melodie commoventi e mette in luce l’incredibile maestria di tutti e cinque i musicisti, che, ad oggi, credo rimanga “unrivaled” (incluso Alan White, arrivato allora da pochi mesi per sostituire un altro grandissimo, Bill Bruford).
La copertina di Roger Dean è semplicemente stupefacente (secondo alcuni la più bella di sempre). La versione in vinile presenta al suo interno foto e grafiche che offrono un perfetto accompagnamento visivo all’universo sonoro creato dalla band. Ricordo che, quando lo ascoltavo su vinile con l’album aperto davanti a me, avevo la sensazione di essere trasportato in un altro mondo, in un altro universo, una specie di Pandora ante litteram.
L’avrò sentito migliaia di volte. Tanti altri album sono per me emozioni uniche, a partire da Close to the Edge, degli stessi Yes, che su Progarchives è considerato il più grande album prog di sempre.
Ma questo … questo è di un’altra dimensione.



