Quel che penso del Citrini report: Ah, Rachael!
L'ennesimo caso in cui si usa l'ansia per catturare l'attenzione e fare audience.
Alcune persone mi hanno chiesto un parere sul report di Citrini Research:
Prima di leggerlo, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di The Economist che ne discute i fondamenti economici. L’articolo chiude così:
Is this a plausible future? It doesn’t look that way. If anything ai companies are desperate to redeploy cash to build more data centres, not to hoard it, even though big productivity gains are elusive so far. Many investors worry that ai companies will run out of funding. And policymakers have tools of stimulus—interest-rate cuts, bond-buying and handouts—with which to fight demand slumps. It is unlikely that an ai take-off would bring about an economy that lacks spending.■
Poi ho letto il report. Sono tanti i passaggi che mi hanno “colpito”. Ne cito alcuni.
A competent developer working with Claude Code or Codex could now replicate the core functionality of a mid-market SaaS product in weeks. Not perfectly or with every edge case handled, but well enough that the CIO reviewing a $500k annual renewal started asking the question “what if we just built this ourselves?”
Ma certo, parlo un po’ con Claude: lui scrive il codice e voilà, ecco l’ERP o il CRM, non ci sono costi, tutto è gratis e, al massimo, me la cavo con “not perfectly or with every edge case handled, but well enough”.
La pietra filosofale o il motore perpetuo: scegliete voi.
Vediamo un altro passaggio:
AI is now a general intelligence that improves at the very tasks humans would redeploy to. Displaced coders cannot simply move to “AI management” because AI is already capable of that.
Today, AI agents handle many-weeks-long research and development tasks. The exponential steamrolled our conceptions of what was possible, even though every year Wharton professors tried to fit the data to a new sigmoid.
E poi:
AI got better and cheaper. Companies laid off workers, then used the savings to buy more AI capability, which let them lay off more workers. Displaced workers spent less. Companies that sell things to consumers sold fewer of them, weakened, and invested more in AI to protect margins. AI got better and cheaper.
A feedback loop with no natural brake.
Ancora:
We are now experiencing the unwind of that premium. Machine intelligence is now a competent and rapidly improving substitute for human intelligence across a growing range of tasks. The financial system, optimized over decades for a world of scarce human minds, is repricing. That repricing is painful, disorderly, and far from complete.
Mi fermo qui. Lascio a The Economist le valutazioni economiche. Per quel che ne capisco io, mi pare di aver letto un romanzo distopico come Matrix, con noi ridotti a fornire energia elettrica alle macchine. O forse Blade Runner: siamo tutti replicanti – o esseri umani, chi lo sa? – che vagano sotto la pioggia in una Los Angeles buia e asfissiante, tanti Rick Deckard che non sanno chi sono né cosa fanno davvero.
Una storia distopica. Ad alcuni piacciono gli horror, ad altri le commedie romantiche (io!) e ad altri ancora i romanzi distopici. Non riesco a trovare nel report di Citrini un valore diverso da quello di Matrix o Blade Runner.
Poi, per carità, può darsi che Ridley Scott abbia davvero ragione e che Rachael, in un futuro molto prossimo, si presenti elegantissima alla mia porta. In quel caso, mi arrenderò alla realtà (è realtà Neo?) e cadrò, ammaliato, tra le sue incantevoli braccia.
P.S.: Se pensate che abbia esagerato, ho fatto eseguire a Perplexity Pro un’analisi del report. Mi ha segnalato il commento di Pierre Yared, presidente del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca e docente di economia della Columbia University:
“The Citrini report is an interesting piece of science fiction — and I like science fiction,” Yared said in a brief interview after speaking at the National Association for Business Economics in Washington. “But I think that if you really look at it, and think long and hard about it, it violates some of the basic accounting in economics.”
Yared added, “AI can either be a groundbreaking innovation that increases production, increases income” and expenditure, “or it can be an innovation that ends up not delivering on its promise.”
È quello che dice anche The Economist.
© 2026 Alfonso Fuggetta & Sonia Montegiove. Salvo diversa indicazione, tutti i contenuti di questa pubblicazione sono protetti da copyright e rilasciati con licenza CC BY-NC-ND 4.0: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/deed.it





Grazie per il post, un altro che condividerò internamente. Alcuni statement del report sono davvero science fiction, come il post di Matt Shumer qualche settimana fa. Rifai un ERP con qualche prompt e a zero costi, tutorial by Harry Potter e il mondo della magia.
Ho letto il report. Chiaramente é scritto in una maniera per cui il lettore « si appassiona » come quando si trova di fronte a quei meravigliosi films (ed anche altri).
Io NON HO la competenza per dire che quanto descritto sia possibile o meno. Però ho qualche punto che ha richiesto la mia attenzione:
1. Come citava il professor Fuggetta, il passo in cui un CEO chiede ai suoi ingegneri di scrivere (con l’aiuto di un AI) un CRM che sia « good enough ».
Siamo sicuri che ci siano aziende non informatiche che abbiano ingegneri informatici capaci di fare questo? La maggior parte dei clienti con cui ho lavorato negli ultimi 15 anni hanno convertito gli ingegneri in amministratori…
2. Una cosa a mio parere « verosimile » nel racconto é l’incapacità della dirigenza delle grosse aziende e delle grosse istituzioni finanziarie a capire cosa stia succedendo… finché poi la cosa non è più controllabile.
Dalla metà degli anni 80, abbiamo assistito a crisi sempre più frequenti e ravvicinate, giusto? Ogni volta queste crisi hanno preso di sorpresa… anche se poi si è capito cosa sia successo ed il come e perché.
Non mi stupirebbe se questa incapacità della classe dirigente sia ancora qui
3. Mentre il report (ed altri simili) presentano un epilogo tragico sulla scorta della letteratura e filmografia di quel filone, una possibile alternativa (evocata, se ho capito, anche dall’Economist) é che sia tutto una grossa bolla.. il che significherebbe una ennesima crisi finanziaria mondiale.
Quello che si sta vedendo oggi, con la metamorfosi degli USA e l’assunzione di un esplicito ruolo antagonista da parte della Cina, é sotto i nostri occhi ma non sembra catturare l’attenzione dei dirigenti, economisti e politici.
Quando l’esecutivo USA controllerà stampa e televisione (siamo così lontani?), internet (ci siamo) e AI … quale potrebbe essere l’esito?