Quanta confusione sullʼAI!
Una comunicazione sbagliata sta facendo danni che faremo fatica a recuperare.
Qualche giorno fa, rispondendo ad un mio post che citava un mio precedente articolo qui su Substack, un lettore mi rispondeva così:
I modelli di GenAI sarebbero una commodity perché, in sistemi come Cursor, sono intercambiabili: posso decidere quali usare.
È un’affermazione sbagliata ed è il sintomo di un problema enorme che abbiamo: un dibattito pubblico (purtroppo non solo sull’AI) drogato e distorto da confusione, superficialità, fraintendimenti ed errori che hanno conseguenze nefaste a tutti i livelli della società.
Se accettassi che i modelli di GenAI siano commodity perché Cursor mi permette di scegliere quello che voglio, allora dovrei anche dire che una concessionaria di auto di lusso che mi permette di scegliere tra diversi brand (Lamborghini, Ferrari, Aston Martin, Bentley, …) vende commodity: ovviamente quelle auto non sono commodity.
Si dirà: “No, quelli sono beni di lusso, costano tanto. Le commodity costano poco.” Lascio a Don Ameche e Ralph Bellamy, in Una poltrona per due, spiegare che l’oro è una commodity. I fratelli Duke sono “commodities brokers”.
Quindi il problema non è il costo, tema che avevo discusso nei miei post precedenti (qui e qui).
Si dirà, ma queste su AI come commodity sono affermazioni fatte sui social, non è quello che dice chi ne capisce. Beh, non è così. In un recente intervento presso Assolombarda, Luciano Floridi usa la stessa parola: “l’intelligenza artificiale sta diventando anche una commodity, come si dice, costa sempre meno ed è sempre più diffusa […] il giorno in cui le AI saranno letteralmente come l’elettricità, la differenza non sarà chi sarà a gestirla, ma che cosa ci faremo, come, quando, con quale regolamentazione”.
Ma nello stesso passaggio aggiunge che “il vero divario sarà chi avrà la qualità dei dati migliori, chi avrà le competenze umane migliori, chi avrà la regolamentazione migliore”. Ed è qui la contraddizione: se l’AI fosse davvero una commodity, le competenze umane non sarebbero il discrimine. Una commodity si usa senza doverla saper gestire. Floridi la chiama commodity e, nella stessa frase, ammette ciò che nessuna commodity richiede.
Nota: la trascrizione di Assolombarda nel post su Linkedin contiene un errore. Floridi non dice “chi saprà gestirla o meno”, ma “chi sarà a gestirla o meno”.
Ho provato a spiegarlo nei miei due post. Ma non fidatevi di me e leggete questo articolo sulla home page del Wall Street Journal.
I manager americani sono stanchi di spendere soldi in modelli ipercostosi e si sono accorti che, per molti compiti, bastano modelli più semplici. Lo dice Mike Saeks, field CTO proprio di Cursor:
The most powerful and expensive AI models aren’t necessary for relatively mundane tasks.
“It’s like driving a Lamborghini to go to the grocery store to pick up milk when that was designed to be raced around a track”.
Ma quindi sono diversi! Il sito di Cursor consente di scegliere i modelli in base a diverse proprietà: “cost, intelligence, and balance”. Del resto lo dice il prodotto stesso: un router che “sceglie il modello giusto per ogni compito” presuppone che i modelli siano diversi. Per l’energia elettrica nessuno sente il bisogno di usarne uno.
Non solo: come dicevo nel post precedente, ogni modello, oltre a essere più o meno potente, ha un addestramento che lo rende più o meno adatto a svolgere specifiche attività. Inoltre è condizionato in modo diverso. Vi fidate di una valutazione d'investimento affidata a Grok, che ha mostrato di avere bias chiari in ambito geopolitico?
Non sono tutti uguali. E se non sono tutti uguali, non possono essere una commodity indifferenziata.
1 kWh di Edison produce effetti diversi da 1 kWh di Enel?
No.
Lo stesso prompt, fornito come input a Grok o a Fable, produce effetti diversi?
Sì.
Dire che un bene è una commodity ha un impatto enorme sulle scelte manageriali e politiche. Se l’AI è una commodity, se basta usarla come l’elettricità, perché guardare alla sua qualità e alle sue caratteristiche? Basta prendere quella più economica. Costano meno Grok, che fa certe affermazioni sul genocidio dei bianchi in Sudafrica, o i modelli cinesi basati sui “core socialist values”? Non importa, prendiamo quelli. Una commodity si compra, si monta e si usa, qual è il problema? Se è gestita negli USA, che dalla mattina alla sera possono decidere di chiudere l’accesso ad un modello, si passa a quelli cinesi… o no?
Trattarla come una commodity è una decisione strategica travestita da constatazione tecnica. No, l'AI non è una commodity, né i modelli lo sono. Prima lo capiamo, meno errori faremo.
Questo post è stato scritto con l’assistenza di Claude. Le idee, le posizioni e il ragionamento sono miei.
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