Un articolo LSE sul calo di assunzioni junior mostra che il riflesso “è l’AI” copre quasi sempre cause più prosaiche. Troppe volte viviamo di questi riflessi che rischiano di portarci fuori strada.
Ho letto con molto interesse. Disarmante il fatto che emerge....la pigrizia nell approfondimento, la necessità di una risposta veloce che soddisfi vagamente e che tutti si accodino a spiegazioni generaliste. Viva il pensiero critico
Alfonso, sul riflesso "è l'AI" hai ragione, e il rilievo regge: due fenomeni che colpiscono le stesse occupazioni non si separano guardandone uno solo, e lo studio Stanford quel controllo non l'aveva fatto.
Solo che la stessa lama taglia anche dall'altra parte. Il paper non scagiona l'AI, lo scrivono gli autori in chiusura: dicono che i dati non bastano a separare le due cause, che è una cosa diversa dal dire che ha vinto il lavoro da remoto. Da "non riusciamo a distinguerlo" a "il riflesso AI è pigrizia" il salto è quello che il tuo pezzo rimprovera agli altri.
E poi restano due dubbi veri. Il primo è che WFH e AI non sono due cause separate da mettere in concorrenza, perché il manager che non assume il junior da remoto e quello che gira i compiti entry-level a un modello spesso sono la stessa persona nello stesso momento, e allora controllare per il lavoro da remoto non basta. Il secondo dubbio è la misura: l'esposizione all'AI viene da un dato del 2024 e fotografa quante mansioni la tecnologia poteva toccare allora, ma la capacità dei modelli cresce di mese in mese, e così un effetto che nel 2025 è già più grande viene pesato con un metro dell'anno prima e sembra più debole di quanto sia.
Quindi secondo me niente "è l'AI" e niente "è il WFH": semplicemente con questi dati non si può sapere, e la domanda seria è quale strumento serva per misurarlo davvero.
Tra l'altro, è francamente fastidioso contestare uno studio scientifico che ha analizzato i dati disponibili contrapponendo opinioni personali. Quando ci saranno dati diversi, ne prenderò atto. Non mi interessa il wishful thinking.
Chiedo scusa, la mia obiezione era mal posta, perché parlava del titolo e di righe come "il riflesso AI è pigrizia", che è la cornice e non la parte veramente essenziale.
Su una cosa siamo d'accordo davvero: senza dati diversi non si conclude niente, e il wishful thinking lo trovo fastidioso quanto te. Per questo provo a essere preciso su cosa ho contestato.
Non ho opposto un'opinione allo studio, ho solo fatto due rilievi di metodo: il primo, la collinearità fra lavoro da remoto e automazione, non è una mia invenzione: sono Lambert e Schindler a riconoscere che i due shock non sono separabili nei dati così come li hanno raccolti. Far notare un limite che gli autori stessi dichiarano è leggere il paper, non contrapporgli un'opinione.
E qui sta il punto che mi interessa sul serio. Se i due fenomeni sono collineari, altri dati osservativi non scioglieranno mai il nodo, perché due cause che si muovono insieme non si separano aggiungendo osservazioni dello stesso tipo. Servono un disegno diverso o una fonte di variazione esogena. Per questo la domanda "quali dati ti convincerebbero" non è retorica: se la risposta è "più dati come questi", la separazione non arriverà, e l'attesa diventa una posizione e non una sospensione del giudizio.
Sul wishful thinking, solo un'osservazione di simmetria: se il sospetto vale, vale verso tutte e due le conclusioni. Una storia in cui la causa è il lavoro da remoto è comoda esattamente quanto una in cui è l'AI. Ragione di più per tenere il punto sul metodo, che è l'unico terreno su cui ti ho scritto.
Prima di fare rilievi è il caso che tu legga bene. Te lo riporto per tua comodità:
La conclusione del paper è misurata: i due shock non sono separati nei dati così come sono raccolti, ma quando si prova a separarli, il WFH cattura quasi tutto il peso esplicativo. Gli autori lasciano aperta la possibilità che l’AI eserciti anche un effetto, riconoscendo che i loro dati non bastano a misurarlo. Quello che sostengono con chiarezza è che la letteratura che indica l’AI come causa principale del calo delle assunzioni junior si basa su un controllo che nessuno aveva condotto.
Ho letto con molto interesse. Disarmante il fatto che emerge....la pigrizia nell approfondimento, la necessità di una risposta veloce che soddisfi vagamente e che tutti si accodino a spiegazioni generaliste. Viva il pensiero critico
Molto interessante. I grafici del paper sono piuttosto esplicativi.
Alfonso, sul riflesso "è l'AI" hai ragione, e il rilievo regge: due fenomeni che colpiscono le stesse occupazioni non si separano guardandone uno solo, e lo studio Stanford quel controllo non l'aveva fatto.
Solo che la stessa lama taglia anche dall'altra parte. Il paper non scagiona l'AI, lo scrivono gli autori in chiusura: dicono che i dati non bastano a separare le due cause, che è una cosa diversa dal dire che ha vinto il lavoro da remoto. Da "non riusciamo a distinguerlo" a "il riflesso AI è pigrizia" il salto è quello che il tuo pezzo rimprovera agli altri.
E poi restano due dubbi veri. Il primo è che WFH e AI non sono due cause separate da mettere in concorrenza, perché il manager che non assume il junior da remoto e quello che gira i compiti entry-level a un modello spesso sono la stessa persona nello stesso momento, e allora controllare per il lavoro da remoto non basta. Il secondo dubbio è la misura: l'esposizione all'AI viene da un dato del 2024 e fotografa quante mansioni la tecnologia poteva toccare allora, ma la capacità dei modelli cresce di mese in mese, e così un effetto che nel 2025 è già più grande viene pesato con un metro dell'anno prima e sembra più debole di quanto sia.
Quindi secondo me niente "è l'AI" e niente "è il WFH": semplicemente con questi dati non si può sapere, e la domanda seria è quale strumento serva per misurarlo davvero.
Tra l'altro, è francamente fastidioso contestare uno studio scientifico che ha analizzato i dati disponibili contrapponendo opinioni personali. Quando ci saranno dati diversi, ne prenderò atto. Non mi interessa il wishful thinking.
Chiedo scusa, la mia obiezione era mal posta, perché parlava del titolo e di righe come "il riflesso AI è pigrizia", che è la cornice e non la parte veramente essenziale.
Su una cosa siamo d'accordo davvero: senza dati diversi non si conclude niente, e il wishful thinking lo trovo fastidioso quanto te. Per questo provo a essere preciso su cosa ho contestato.
Non ho opposto un'opinione allo studio, ho solo fatto due rilievi di metodo: il primo, la collinearità fra lavoro da remoto e automazione, non è una mia invenzione: sono Lambert e Schindler a riconoscere che i due shock non sono separabili nei dati così come li hanno raccolti. Far notare un limite che gli autori stessi dichiarano è leggere il paper, non contrapporgli un'opinione.
E qui sta il punto che mi interessa sul serio. Se i due fenomeni sono collineari, altri dati osservativi non scioglieranno mai il nodo, perché due cause che si muovono insieme non si separano aggiungendo osservazioni dello stesso tipo. Servono un disegno diverso o una fonte di variazione esogena. Per questo la domanda "quali dati ti convincerebbero" non è retorica: se la risposta è "più dati come questi", la separazione non arriverà, e l'attesa diventa una posizione e non una sospensione del giudizio.
Sul wishful thinking, solo un'osservazione di simmetria: se il sospetto vale, vale verso tutte e due le conclusioni. Una storia in cui la causa è il lavoro da remoto è comoda esattamente quanto una in cui è l'AI. Ragione di più per tenere il punto sul metodo, che è l'unico terreno su cui ti ho scritto.
No, continui a non leggere. Non c’è simmetria. Così non serve continuare a scrivere.
"Our findings point strongly towards WFH exposure as a better predictor of the decline in relative early-career hiring."
Prima di fare rilievi è il caso che tu legga bene. Te lo riporto per tua comodità:
La conclusione del paper è misurata: i due shock non sono separati nei dati così come sono raccolti, ma quando si prova a separarli, il WFH cattura quasi tutto il peso esplicativo. Gli autori lasciano aperta la possibilità che l’AI eserciti anche un effetto, riconoscendo che i loro dati non bastano a misurarlo. Quello che sostengono con chiarezza è che la letteratura che indica l’AI come causa principale del calo delle assunzioni junior si basa su un controllo che nessuno aveva condotto.
No, hai letto male. Rileggi. Io l'ho scritto esattamente come lo dicono loro e ho riportato apposta anche il testo in inglese.
Complimenti Alfonso, ottima presentazione di un ottimo studio... e grazie per la condivisione
Davvero bella analisi, grazie