Credo di aver letto questo libro anni e anni fa e, confesso, me ne ero dimenticato. L’ho riscoperto perché l’ho visto citato in vari articoli su riviste e blog. L’ho riletto e ho anche chiesto a Perplexity Pro che cosa ne pensasse:
Oggi Positioning: The Battle for Your Mind è visto come un classico fondativo del marketing e del branding, con idee di base ancora molto influenti, ma con esempi datati e alcune tesi considerate troppo semplicistiche o addirittura smentite dai fatti.
Rileggendolo, effettivamente alcune osservazioni possono sembrare vecchie; qualcuno direbbe: “da boomer”. Ma, come Perplexity Pro ha ricordato, questo saggio definisce innanzitutto principi (“idee di base”), come quelli relativi all’uso del brand, e ci ricorda gli errori che commettono molte aziende quando sono colte dall’ansia di cambiare la propria offerta o di espandersi in nuovi mercati, dimenticando le dinamiche che caratterizzano la percezione e il comportamento delle persone.
Certo, oggi siamo nell’era del digitale e, ovviamente, dell’intelligenza artificiale. Ma i principi e i fondamenti del positioning restano centrali. Oggi più che mai, nell’epoca dell’intelligenza artificiale e del cognitive offloading, in cui ci viene chiesto di delegare agli agenti molte delle nostre attività, dobbiamo ricordare che resta nostra responsabilità definire la strategia di un’impresa e il suo posizionamento.
Studiamo: è meglio.
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Concordo affermando la necessaria riflessione di porre l'uomo al centro della strategia di posizionamento della azienda all'interno del mercato. L' AI può supportare la decisione ma mai sostituirla. Ne abbiamo sentito di tante. Ma alla fine il concetto è quello di non tralasciare mai l'umanità dentro ogni progetto aziendale.