Phish — A Live One
Una folla sul ciglio di una strada del Colorado e un disco che non ha mai smesso di entusiasmarmi.
Agosto 1996, Colorado. Ero in viaggio con la mia famiglia, non lontano da Denver, quando notai un flusso continuo di ragazzi che camminavano tutti nella stessa direzione. Zaini, magliette colorate, un’energia allegra e tribale. Erano diretti al Red Rocks Amphitheatre di Morrison per quattro sere consecutive dei Phish. Il nome non mi diceva nulla. Ma quella folla mi rimase in testa. Chi erano questi Phish?
Così cominciai a cercare e trovai A Live One.
Pubblicato nel 1995, è il primo album dal vivo ufficiale della band — due ore e undici minuti, con ogni traccia registrata in un concerto diverso del 1994. Dal vivo, i Phish sono un'altra cosa rispetto allo studio e questo disco ne è la prova. Al centro di tutto c'è Trey Anastasio, chitarrista dal suono inconfondibile e anima della band — con una produzione solista che, da sola, vale l'esplorazione.
Il brano che mi ha catturato — e che, dopo quasi trent’anni, mi prende ancora ogni volta — è You Enjoy Myself. Ventuno minuti. Una composizione che parte con precisione quasi cameristica, accelera, si apre in un’improvvisazione funk tra basso e batteria e si conclude con una sezione vocale collettiva che, a descriverla, sembra assurda, ma ad ascoltarla è ipnotica.
Quella folla sul ciglio della strada in Colorado aveva capito qualcosa che io avrei compreso solo dopo.
Disclaimer: questo post è stato realizzato con il supporto di GenAI.
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