7 Commenti
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Avatar di max sirus

Grazie Alfonso, pezzo molto interessante

Avatar di Mario

Due esempi di vita vissuta a proposito dei martelli che vengono di moda e che si cerca a tutti i costi di utilizzare.

Mi ricordo nei primi anni novanta il mio capo proferire le fatali parole: “ci vorrebbe un sistema esperto”. Era da poco scoppiata all’interno della nostra società la moda dei sistemi esperti; fu fatto uno studio di fattibilità e il progetto fu finanziato. Alla fine la faccenda si risolse in un paio di database che si interfacciavano con un programma di simulazione, riconciliazione dati e ottimizzazione con qualche regoletta per ovviare alla mancanza di qualche dato per la simulazione. Il tutto in Visual BASIC per le interfacce e Fortran per la simulazione. Nulla a che vedere con i veri sistemi esperti.

Poco prima che andassi in pensione era scoppiata la moda dei Big Data e dei Digital Twins. Era stata istituita una unità che si occupava di questi aspetti i cui componenti si fregiavano del titolo di Data Scientists. Sorse il problema di fargli fare qualcosa. Fortunatamente avevamo tre anni di dati marcia di un impianto industriale che ogni aveva dei comportamenti anomali (che peraltro avevamo già analizzato con metodi un po’ rozzi). “Ci vuole una Root Cause Analysis” dissero i data scientists. Naturalmente si adottò la “Agile methology” per management del progetto. Fu molto interessante e istruttivo ma alla fine le conclusioni furono praticamente le stesse a cui si era già giunti con i metodi rozzi.

Avatar di Ecologia della conoscenza

Ottima analisi della storia dei "tools" informatici che condivido e che ho vissuto personalmente, dalle reti di Petri del compianto Giovanni Degli Antoni ai sistemi esperti, dalle reti neurali al machine learning.

Il modello dell'industria informatica mondiale ha sempre vissuto di una dicotomia tra hype che provocavano domanda di applicazioni e ricerca critica che produceva nuovi settori teorici e tecnologici.

Non so se le richieste di partecipazione alle evoluzioni da parte delle aziende che compravano questi hype fossero frutto di investimenti marketing delle aziende informatiche o semplicemente modi per il management dei clienti per la corsa competitiva interna.

Ai piani alti come facevi a criticare le evoluzioni se il tuo posto nasceva dal fatto che avevi cavalcato le precedenti e su di esse tacevi o ne parlavi come di una epica battaglia contro le forze oscure dell'arretratezza tecnologica?

Il cinismo dilagava, ma l'entusiasmo non veniva mai smorzato perché era una facile molla per la crescita delle vendite o della carriera a seconda del lato in cui ti trovavi.

Una serie di tratti in comune con la pratica religiosa o politica.

Il problema è che ora, di fronte all'IA, anche i critici/cinici non sanno cosa fare: non abbiamo ancora capito bene quale sarà l'aspetto critico che smorzerà la crescita esponenziale dell'hype.

Quindi non sappiamo quando arriverà la fase di maturità della curva a S di Nolan-Norton.

Non sappiamo neppure se i modelli di introduzione delle tecnologie siano ancora validi.

Cioè non sappiamo neppure se il martello con cui i consulenti cinici affrontavano i modelli di hype/mode/innovazioni siano ancora validi.

In molti vogliono usare il martello dello schema delle evoluzioni tecnologiche passate anche per questa. Ma c'è un problema.

Il problema è che stavolta, per il martello intelligenza artificiale, il chiodo è il nostro cervello. E rischiamo di farci male.

Avatar di Stefano Besseghini

Ottimo da una parte ho dato una origine alla mia versione del detto che uso sempre per smontare gli entusiasmi e che è declinata in “ per chi ha un martello ogni vite è un chiodo” ma il mondo di chiodi è più suggestiva dall’altra sposo appieno l’idea che dobbiamo guardare ai problemi non a lucidare gli strumenti! Bell’ articolo

Avatar di Paola Bonomo

Ma davvero! Bisognerebbe scrivere l'equivalente di questo post per la consulenza di direzione, altro dominio in cui framework e modelli sono a volte stati presentati come efficaci ben oltre l'effettiva utilità.

Avatar di Lino Longobardi

Grazie Alfonso per queste riflessioni che riportano al centro il pensiero critico. Essere innamorati del problema e non della soluzione, quanta verità.