Non esiste un’unica anima dei King Crimson. Ne hanno cambiate parecchie, fin dagli albori della loro storia. Il primo album, In the Court of the Crimson King, era dominato soprattutto da Ian McDonald e dalle sue atmosfere maestose, come in Epitaph. Il secondo album, In the Wake of Poseidon, è considerato una sorta di copia del primo, senza McDonald. In realtà, già iniziano ad apparire segni di cambiamento, atmosfere più cupe, più vicine a Robert Fripp.
Il terzo album, Lizard, fu per me uno shock perché è un intreccio di prog e jazz, di sperimentazione dissonante e di incredibile lirismo. Al vocione di Gordon Haskell, si alterna la voce delicata di Jon Anderson degli Yes; al dolcissimo flauto di Mel Collins, il piano jazz-sperimentale di Keith Tippett e i fiati di Mark Charig, Robin Miller, Nick Evans e dello stesso Collins. Il tutto è arricchito dagli intrecci della batteria di Andy McCulloch, oltre alle chitarre e alle tastiere di Fripp.
È forse l’album dei King Crimson che più mi intriga ed appassiona. Forse anche più del primo. Indubbiamente, ogni passaggio della storia di questo gruppo è contraddistinto dal cambiamento, dalla ricerca di nuove sonorità. In questo momento sto ascoltando Larks’ Tongues in Aspic, che ne è un’ulteriore prova.
Poco tempo fa ho scoperto una versione di Lizard che mi ha molto incuriosito: quella di David Singleton, chiamata Elemental Mixes. Oltre ad aggiungere alcuni passaggi musicali tagliati nella versione originale (ad esempio, alcune sequenze al piano di Keith Tippett), il mix ha ridotto la presenza della batteria di McCullock per mettere in primo piano l’intreccio di tutti gli altri strumenti, che costituiscono un tappeto sonoro ricchissimo e che forse non si coglie appieno nel mix originale.
Da ascoltare, sia come album in sé, sia in questa versione così particolare e originale.
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Recuperato il CD da uno scaffale in alto, ho appena riascoltato dopo moltissimi anni Lizard. Devo dire che all’epoca non mi aveva colpito molto anzi forse era rimasto un po’ deluso, probabilmente mi aspettavo qualcosa sulla falsariga di In the court of the Crimson King. Devo rivedere il mio giudizio: mi piacciono soprattutto i primi tre brani.