La paura di guardarci allo specchio
L'ipocrisia pervade il costume, la società e la politica di questi tempi tristi. Siamo dominati dalla paura di riconoscerci fragili.

Il post di oggi di Paul Krugman sottolinea un aspetto della nostra cultura e della nostra società: l’ipocrisia che domina le nostre discussioni e i nostri atteggiamenti quotidiani.
È incredibile come ci siano schiere di persone che da un lato gridano quotidianamente alle “congiure delle élite”, agli “interessi delle lobby” e ai “soldi fatti sulla nostra pelle” e, dall’altro, chiudono gli occhi di fronte a fatti che tutti i giorni emergono con incontestabie evidenza.
La nostra vista è sempre più distorta, polarizzata, strabica: ci sono gli slogan, le regole e i principi che però, per ripetere una famosa frase di qualche anno fa, sono “applicate ai nemici e interpretate per gli amici”. È sempre stato così, ma in questi tempi confusi, con l’esplosione dei canali digitali la situazione è drammaticamente peggiorata. È possibile diffondere le bufale più clamorose come se fossero verità rivelate e, al tempo stesso, chiudere gli occhi e trovare giustificazioni insostenibili di fronte a evidenze che si scontrano con le nostre convinzioni. Proclamiamo principi e valori che non applichiamo; stigmatizziamo difetti di cui siamo per primi portatori; viviamo di finzioni che non esprimono chi siamo e cosa pensiamo.
È l’ipocrisia che anima questi giorni tristi.
Qual è la radice dell’ipocrisia? È una domanda da porre ai sociologi e psicologi. E forse essi stessi non troveranno un’unica causa, un unico motivo. È stupidità (come dice Cipolla), egoismo o vera malvagità? Krugman alla fine del suo post cita Hannah Arendt e il suo celeberrimo pensiero sulla banalità del male.

Nella mia esperienza quotidiana, in tanti comportamenti che razionalmente appaiono assurdi mi pare di scorgere una causa latente, non so quanto predominante o decisiva: c’è tanta ipocrisia perché siamo dominati dalla paura di riconoscere le nostre fragilità, i nostri limiti, i nostri errori. È la paura di annegare in un mare di dubbi e fallimenti. Alla fine, solo i forti sanno dire “ho sbagliato” o “non ho avuto successo” oppure “tu hai avuto ragione e io no”.
Non si tratta di fare i moralisti o ricorrere a facile retorica. Se non andiamo al fondo di questi temi e problemi la situazione continuerà a peggiorare, inevitabilmente. Doabbiamo guardarci allo specchio, anche quando fa male.



