John Williams — Stoner (1965)
Una vita semplice, per certi versi indistinguibile da quella di tanti. E, forse, per questo risuona in modo profondo e coinvolgente nell'esistenza di tutti noi.
Ho letto Stoner molto dopo la sua uscita e, come spesso mi capita, quasi per caso, dopo aver visto una segnalazione su un social. Il romanzo fu pubblicato nel 1965, vendette poco e sparì per quarant’anni. Lo riscoprono negli anni Duemila; in Italia, Fazi lo pubblica nel 2012 con la traduzione di Stefano Tummolini e diventa un caso.
William Stoner è figlio di contadini del Missouri. Va all’università per studiare agraria, incontra per caso la letteratura e non la lascia più. Diventa professore e ci resta per tutta la vita. Si sposa male, ama una donna che non può tenere, si allontana dalla figlia, litiga con un collega che ha il potere di umiliarlo. Poi muore e quasi nessuno se ne accorge.
Detto così, sembra una sconfitta. Quello che mi ha colpito è che Williams non la presenta come tale. Niente compatimento, niente eroe segreto: solo un uomo che fa il suo lavoro con serietà e trova nei libri e nell’insegnamento una forma di dignità.
I grandi libri sono quelli che senti tuoi, in cui ti rispecchi e leggi le tue emozioni. E anche se la mia vita non è stata uguale a quella di Stoner, c’è qualcosa nelle sue vicende che sento mio, inconsciamente. Forse questa è la qualità dei grandi romanzi: coinvolgere il lettore con il cuore prima ancora che con la mente e la ragione.
Stoner rimanda ad una grande domanda, sempre la stessa. Misuriamo le vite dal successo, dalla traccia che lasciamo, dal rumore che facciamo. Stoner non lascia niente di tutto questo, e Williams ti convince che la sua è stata comunque una vita piena. Non so se sia consolante o terribile. Forse entrambe, ed è per questo che il libro non si dimentica.
Questo post è stato scritto con l'assistenza di Claude. Le idee, le posizioni e il ragionamento sono miei.
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Letto di un fiato. Disagio profondo, partecipato. Un libro che si ricorda. Solo i due Roth sanno prenderti alla gola così.