Finalmente, ho in mano il libro. Con fatica sono a poco più di un terzo del libro. Nulla da dire sulla storia e l’accattivante idea che delinea la trama. Ma… perché faccio così fatica a continuare?
Condivido la sensazione di “smarrimento”. Però dobbiamo anche pensare che alla fine si tratta di un romanzo. Pertanto, l’approfondimento non è del tutto in carico alla trama e all’autore, ma bensì al lettore. Anche a me piacerebbe avere un qualcosa in più. Sia per “Macchine come me” sia per questo titolo, che sicuramente leggerò, vorrei trovare dei saggi, ad esempio, che trattino questi temi in maniera più specifica.
Ho letto solo Macchine come me e ho avuto la stessa sensazione. Un'occasione non sfruttata, forse perché, scavando sotto un'ottima scrittura, emerge una trama traballante e una continua sensazione di deja vu (probabilmente per l'antipatia che mi suscita uno scrittore che si permette di invadere il campo della fantascienza dicendo che non è fantascienza).
Leggendoti mi è tornata in mente una sensazione che riconosco facilmente.
Quando hai davanti un libro piacevole, scritto anche bene, ma che non ti appaga fino in fondo, perché senti che manca qualcosa.
Non mi spingo a dire che manchi l’anima, ma forse una certa autenticità.
Come se il libro non fosse del tutto fine a sé stesso, come se fosse già, in qualche modo, una sceneggiatura in attesa di altro.
È una sensazione particolare, difficile da spiegare, ma che, per quello che vedo, si avverte soprattutto quando si ha una certa abitudine alla lettura, un orecchio allenato a un certo tipo di scrittura.
Finalmente, ho in mano il libro. Con fatica sono a poco più di un terzo del libro. Nulla da dire sulla storia e l’accattivante idea che delinea la trama. Ma… perché faccio così fatica a continuare?
É quello che dicevo nel mio post.
Condivido la sensazione di “smarrimento”. Però dobbiamo anche pensare che alla fine si tratta di un romanzo. Pertanto, l’approfondimento non è del tutto in carico alla trama e all’autore, ma bensì al lettore. Anche a me piacerebbe avere un qualcosa in più. Sia per “Macchine come me” sia per questo titolo, che sicuramente leggerò, vorrei trovare dei saggi, ad esempio, che trattino questi temi in maniera più specifica.
Ho letto solo Macchine come me e ho avuto la stessa sensazione. Un'occasione non sfruttata, forse perché, scavando sotto un'ottima scrittura, emerge una trama traballante e una continua sensazione di deja vu (probabilmente per l'antipatia che mi suscita uno scrittore che si permette di invadere il campo della fantascienza dicendo che non è fantascienza).
Leggendoti mi è tornata in mente una sensazione che riconosco facilmente.
Quando hai davanti un libro piacevole, scritto anche bene, ma che non ti appaga fino in fondo, perché senti che manca qualcosa.
Non mi spingo a dire che manchi l’anima, ma forse una certa autenticità.
Come se il libro non fosse del tutto fine a sé stesso, come se fosse già, in qualche modo, una sceneggiatura in attesa di altro.
È una sensazione particolare, difficile da spiegare, ma che, per quello che vedo, si avverte soprattutto quando si ha una certa abitudine alla lettura, un orecchio allenato a un certo tipo di scrittura.
Ne avevo scritto tempo fa, sul mio Substack.
Grazie!