Tutte le domeniche vado al cimitero di Monza a visitare i miei genitori. Sono sepolti insieme in una tomba semplice. Sulla tomba c’è una pianta grassa che è lì da molti anni. Mi ricordo quando, venendo con mia mamma a trovare mio papà, ce ne prendevamo cura. Resiste al caldo e al freddo, le basta un minimo di cura. A fianco c’è un’altra pianta, stagionale. Di solito ne metto una che sopporti meglio la stagione fredda. D’estate metto un’altra pianta grassa che resista meglio al caldo e alla scarsità d’acqua. Ogni settimana cambio un mazzo di fiori freschi che varia anch’esso con le stagioni.
È per me un piccolo rituale. Mi piace percorrere in silenzio il lungo viale alberato che dall’ingresso conduce al campo dove sono sepolti i miei genitori. I cimiteri non mi mettono paura. Perché dovrei aver paura del luogo in cui sono sepolti i nostri cari? È il luogo delle nostre memorie, delle nostre famiglie, dei nostri affetti. È un luogo d'amore, anche quando raccoglie le spoglie di persone che hanno commesso errori o fatto del male. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, disse qualcuno qualche millennio fa.
Di fronte alla tomba dei miei, mi viene spontaneo rivolgermi a loro nel pensiero per raccontare quel che mi succede: le gioie, le preoccupazioni, le paure e le angosce che vivo. E ripenso alle loro vite, ai sacrifici compiuti e, con dolore, alla sofferenza dei loro ultimi giorni. Papà fu operato per la rimozione di un rene, compromesso da un tumore. Non si riprese mai completamente e morì di notte, in ospedale per una complicanza dovuta a un edema polmonare. Mamma visse nella sua casa fino a 90 anni. Aveva una tempra forte ed era totalmente autonoma. Poi si ruppe un femore e da lì iniziò una discesa inarrestabile. Fummo costretti a ricoverarla in una RSA perché necessitava di un’assistenza continua, peraltro proprio poco prima dello scoppio della pandemia. Visse quei periodi da sola. Potevamo andare a trovarla solo in determinati giorni e parlarle separati da un vetro, con un microfono per scambiarci qualche parola. Si spense un po’ alla volta. Quando andavo a trovarla, seduta sulla carrozzina dalla quale non poteva più alzarsi, sentivo con strazio le sue parole sulla speranza di tornare a casa, non appena “fosse guarita”. Anche lei se ne è andata di notte, senza che io potessi essere al suo capezzale.
Quando adesso vado a trovarli, penso a chi si prenderà cura di queste tombe. Non sono i sepolcri di Michelangelo e di Galileo a Santa Croce, celebrati da Ugo Foscolo. Sono le tombe di persone semplici, come milioni di altre. È questione di qualche generazione e, di loro come di me, si perderà il ricordo. Nessuno si prenderà cura di queste spoglie, nessuno cambierà i fiori in loro memoria.
È un sentimento tragico, a cui tutti noi cerchiamo di sottrarci. Sono pensieri che portano alla disperazione e allo sconforto. Mi torna in mente la Nona di Mahler: il primo e il quarto movimento sono sospesi sulla soglia della morte, mentre il secondo e il terzo mettono in scena la folle ostinazione di chi ama la vita e, quasi da pazzo, si rifiuta di contemplarne la fine. È un’opera che mi sconvolge come poche altre. Mi mette di fronte alla paura del nulla. Forse è così perché io, come tanti, ho molto e ho paura di perderlo: la gioia dei figli e, ora, del nipote, una vita tutto sommato serena, un lavoro stimolante. Per molti altri, ahimè, la vita è solo sofferenza, dolore, disperazione. La vita e la morte hanno un significato completamente diverso.
Comunque sia, passiamo: siamo vivi per qualche istante di un tempo incommensurabile. Siamo arrivati e ce ne andremo, ricordati da pochi, solo per un po’.
Di fronte alla tomba dei miei mi rendo conto che la Fede è l’unica speranza. Ma non voglio che sia una consolazione, un oppio che addomestica le paure e le lascia intatte, senza una via di uscita. Voglio che ciò in cui credo sia vero, non perché lo spero, ma perché così è.
Non c'è risposta razionale. Nessuna prova inconfutabile che convinca la testa di un ingegnere. Non resta che vivere la Fede accettando il dubbio. Sperare e attendere "la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.”
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