La fusione continua a trascurare la trasformazione del mercato delle telecomunicazioni e usa Poste per tamponare, non per risolvere, i problemi strutturali di TIM.
La progressiva commoditizzazione del layer infrastrutturale a fronte della cattura del valore da parte dei livelli applicativi superiori; deprimere il "dumb pipe" il layer necessario strategico costoso e poco redditizio, liberalizzando di contro il "last mile" redditizio, non è solo un problema degli incumbent TelCo.
La disintermediazione tra fisico e servizi, lo "scissors effect" è di fatto il modello su cui si deve ragionare in tutti i settori, fino a pochi anni fa pesantemente regolamentati, anche perché nel frattempo i CAPEX necessari alla gestione e modernizzazione delle reti crescono strutturalmente, mentre i ricavi per "bit trasmesso" (o unità di servizio offerto) decrescono, comprimendo i margini degli operatori di rete.
Nel settore finanziario si parla parallelamente di "banca di radicamento", dove cioè si tengono "fisicamente" i soldi, (il dumb pipe del Finance Services, la sua rete in fibra), ma poi i servizi di pagamento (il last mile) sono sempre più terreno delle fintech o delle neobank, che possono offrire servizi economici, veloci, snelli, aggiornati e redditizi.
Perfino nel trasporto ferroviario, abbiamo il fornitore di rotaie (Ferrovie dello Stato, il dumb pipe) e chi offre i servizi di mobilità (Italo NTV, il last mile, dove i profitti sono più alti).
Con il "vertical unbundling" si sta facendo cassa svendendo e svalorizzando i "monopoli naturali", a fondi privati, a cui stiamo affidando le chiavi nella nostra sovranità nazionale.
Il Legislatore ha classificato il sottostante fisico come commodity, comprimendone i ricavi a favore della liberalizzazione dei servizi ai livelli ISO/OSI superiori. Un sistema regolatorio che ha strutturalmente disincentivato gli investimenti infrastrutturali, producendo la depressione finanziaria del settore nel suo complesso — Vodafone e Wind, per tornare alle TelCo, ne sono la dimostrazione.
Deprimere i monopoli naturali, quello cioè che è raro e non replicabile, come le connessioni in fibra, le frequenze, la Rete interbancaria (si veda Nexi), la rete ferroviaria, la rete elettrica, anche se con altre peculiarità il concetto è estendibile anche per l'acqua o le spiagge, per liberalizzare i servizi sovrastanti e aumentare la concorrenza al livello applicativo, è una scelta che ha un costo sistemico. Quel costo, che il mercato ha scaricato sugli operatori infrastrutturali fino a renderli finanziariamente fragili, deve essere riconosciuto e remunerato: attraverso la nazionalizzazione diretta del sottostante, una regolazione tariffaria che copra il reale costo del capitale investito, o modelli di separazione strutturale con open access obbligatorio. In assenza di una di queste scelte, stiamo semplicemente cedendo le chiavi della nostra sovranità infrastrutturale a capitali privati — nazionali o esteri — senza alcuna garanzia di interesse pubblico.
Tecnologicamente ha molto senso. Poste è un grande consumatore di Cloud oltre ai tre importanti datacenter ed è già un operatore mobile. Potrebbero intercettare la grande richiesta di sovranismo digitale che per ora è soddisfatta solo dalla Francia.
sono scale diverse, poste spenderà sui 100 200 milioni di energia mentre il suo ICT sarà tra i 600 e 1B. comunque poste rivende anche energia e ha grossi investimenti nelle rinnovabili.
Mi sembra che non centri il punto: la frammentaione del mercato europeo costruita dall'anti-trust europea (e dalla politica che in ogni paese non vuole lasciare il contorllo degli operatori locali come mangiatoia di potere). Il mercato europeo ha dimensioni simili a quello USA dove dominano 3 operatori. In Europa ce ne sono almeno 3 per paese. La redditività e gli investimenti, anche in formato dumb-pipe non stanno in piedi.
La competizione sul mercato enterprise cloud invece vede competitor globali (AWS, Azure, Oracle, Google) e quindi la dimensione italiana non ha possibilità di successo: per scala, innovazione, velocità, costi. Probabilmente, nel medio periodo diventerà rivendita di servizi di altri.
Il declino è l'unica possibilità, per TIM come per gli analoghi operatori negli altri paesi europei (più o meno veloce)
La progressiva commoditizzazione del layer infrastrutturale a fronte della cattura del valore da parte dei livelli applicativi superiori; deprimere il "dumb pipe" il layer necessario strategico costoso e poco redditizio, liberalizzando di contro il "last mile" redditizio, non è solo un problema degli incumbent TelCo.
La disintermediazione tra fisico e servizi, lo "scissors effect" è di fatto il modello su cui si deve ragionare in tutti i settori, fino a pochi anni fa pesantemente regolamentati, anche perché nel frattempo i CAPEX necessari alla gestione e modernizzazione delle reti crescono strutturalmente, mentre i ricavi per "bit trasmesso" (o unità di servizio offerto) decrescono, comprimendo i margini degli operatori di rete.
Nel settore finanziario si parla parallelamente di "banca di radicamento", dove cioè si tengono "fisicamente" i soldi, (il dumb pipe del Finance Services, la sua rete in fibra), ma poi i servizi di pagamento (il last mile) sono sempre più terreno delle fintech o delle neobank, che possono offrire servizi economici, veloci, snelli, aggiornati e redditizi.
Perfino nel trasporto ferroviario, abbiamo il fornitore di rotaie (Ferrovie dello Stato, il dumb pipe) e chi offre i servizi di mobilità (Italo NTV, il last mile, dove i profitti sono più alti).
Con il "vertical unbundling" si sta facendo cassa svendendo e svalorizzando i "monopoli naturali", a fondi privati, a cui stiamo affidando le chiavi nella nostra sovranità nazionale.
Il Legislatore ha classificato il sottostante fisico come commodity, comprimendone i ricavi a favore della liberalizzazione dei servizi ai livelli ISO/OSI superiori. Un sistema regolatorio che ha strutturalmente disincentivato gli investimenti infrastrutturali, producendo la depressione finanziaria del settore nel suo complesso — Vodafone e Wind, per tornare alle TelCo, ne sono la dimostrazione.
Deprimere i monopoli naturali, quello cioè che è raro e non replicabile, come le connessioni in fibra, le frequenze, la Rete interbancaria (si veda Nexi), la rete ferroviaria, la rete elettrica, anche se con altre peculiarità il concetto è estendibile anche per l'acqua o le spiagge, per liberalizzare i servizi sovrastanti e aumentare la concorrenza al livello applicativo, è una scelta che ha un costo sistemico. Quel costo, che il mercato ha scaricato sugli operatori infrastrutturali fino a renderli finanziariamente fragili, deve essere riconosciuto e remunerato: attraverso la nazionalizzazione diretta del sottostante, una regolazione tariffaria che copra il reale costo del capitale investito, o modelli di separazione strutturale con open access obbligatorio. In assenza di una di queste scelte, stiamo semplicemente cedendo le chiavi della nostra sovranità infrastrutturale a capitali privati — nazionali o esteri — senza alcuna garanzia di interesse pubblico.
Tecnologicamente ha molto senso. Poste è un grande consumatore di Cloud oltre ai tre importanti datacenter ed è già un operatore mobile. Potrebbero intercettare la grande richiesta di sovranismo digitale che per ora è soddisfatta solo dalla Francia.
É anche un grande consumatore di corrente elettrica ma non per questo la si lega a Enel.
sono scale diverse, poste spenderà sui 100 200 milioni di energia mentre il suo ICT sarà tra i 600 e 1B. comunque poste rivende anche energia e ha grossi investimenti nelle rinnovabili.
Appunto. Quello che ho scritto. Fa di tutto. Che non é strategia.
perché no? Yamaha fa moto e strumenti musicali, Amazon retail e cloud service, il limite è lo spazio di mercato
Ok.
Mi sembra che non centri il punto: la frammentaione del mercato europeo costruita dall'anti-trust europea (e dalla politica che in ogni paese non vuole lasciare il contorllo degli operatori locali come mangiatoia di potere). Il mercato europeo ha dimensioni simili a quello USA dove dominano 3 operatori. In Europa ce ne sono almeno 3 per paese. La redditività e gli investimenti, anche in formato dumb-pipe non stanno in piedi.
La competizione sul mercato enterprise cloud invece vede competitor globali (AWS, Azure, Oracle, Google) e quindi la dimensione italiana non ha possibilità di successo: per scala, innovazione, velocità, costi. Probabilmente, nel medio periodo diventerà rivendita di servizi di altri.
Il declino è l'unica possibilità, per TIM come per gli analoghi operatori negli altri paesi europei (più o meno veloce)
https://www.perplexity.ai/search/leuropa-ha-intenzione-di-cambi-ADUpCaNnQzibZL8U7dVPhA
valorizzare l'unico asset che resta a Tim, ovvero la rete mobile mediante una partnership con AWS per realizzare la prima Wavelength zone italiana.