Buongiorno Professore, la leggevo sempre con piacere su Twitter/X (piattaforma che ho serenamente messo “in naftalina”, fatta eccezione per qualche incursione occasionale per leggere i post di pochi, selezionati, “meritevoli” che ancora leggo).
Con ancora maggiore piacere la seguirò su Substack che, come giustamente osserva, non è (ancora) preda del caos e della rozzezza che ormai caratterizza altri social.
Forse perché chi scrive qui lo fa per condividere riflessioni autentiche e ben ragionate, che non solo richiedono tempo per essere scritte ma, soprattutto, domandano tempo, attenzione e un minimo di cognizione per essere lette e comprese!
Un esercizio che, purtroppo, in molti rifiutano anche solo di tentare.
Direi a caldo, che è una resa. Ma a caldo i pensieri sia nel male che nel bene, hanno sempre lo stesso difetto sono superficiali, non sbagliati o giusti, solo che necessitano di approfondimento, ciò che raramente trovi sulla ignorante velocità dei social.
Io ho fatto volontariato, politica militante locale, associazionismo, e devo dire che i social però mi hanno insegnato tante cose che nel locale non avrei mai potuto conoscere. Cosa voglio dire, scrivere sui social, e lo faccio anch'io commentando qua e la, sembra a volte inutile ma a volte un piccolo commento di un perfetto sconosciuto può darti modo per fare una riflessione, per ribattere con le mie modeste conoscenze, serve a poco? chissà, certo che la piazza, una sala gremita da molto di più, ma questa è la vita attuale, e importante sono i valori espressi, si semina..., sperando in un raccolto di condivisione nella vita reale, a contatto con il prossimo, che fortunatamente non è ancora totalmente virtuale.
Buongiorno Professore, la leggevo sempre con piacere su Twitter/X (piattaforma che ho serenamente messo “in naftalina”, fatta eccezione per qualche incursione occasionale per leggere i post di pochi, selezionati, “meritevoli” che ancora leggo).
Con ancora maggiore piacere la seguirò su Substack che, come giustamente osserva, non è (ancora) preda del caos e della rozzezza che ormai caratterizza altri social.
Forse perché chi scrive qui lo fa per condividere riflessioni autentiche e ben ragionate, che non solo richiedono tempo per essere scritte ma, soprattutto, domandano tempo, attenzione e un minimo di cognizione per essere lette e comprese!
Un esercizio che, purtroppo, in molti rifiutano anche solo di tentare.
San Francesco ha scritto questa preghiera:
«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza.»
Direi a caldo, che è una resa. Ma a caldo i pensieri sia nel male che nel bene, hanno sempre lo stesso difetto sono superficiali, non sbagliati o giusti, solo che necessitano di approfondimento, ciò che raramente trovi sulla ignorante velocità dei social.
Io ho fatto volontariato, politica militante locale, associazionismo, e devo dire che i social però mi hanno insegnato tante cose che nel locale non avrei mai potuto conoscere. Cosa voglio dire, scrivere sui social, e lo faccio anch'io commentando qua e la, sembra a volte inutile ma a volte un piccolo commento di un perfetto sconosciuto può darti modo per fare una riflessione, per ribattere con le mie modeste conoscenze, serve a poco? chissà, certo che la piazza, una sala gremita da molto di più, ma questa è la vita attuale, e importante sono i valori espressi, si semina..., sperando in un raccolto di condivisione nella vita reale, a contatto con il prossimo, che fortunatamente non è ancora totalmente virtuale.
Grazie per lo spunto di riflessione.