A volte penso che In A Silent Way (1969) di Miles Davis sia sottovalutato (per così dire). È schiacciato a monte da capolavori del calibro di Kind of Blue (1959) e Sketches of Spain (1960): il primo rivoluzionò il jazz, portando al successo il jazz modale; il secondo esaltò l’incredibile collaborazione con Gil Evans. A valle arrivò Bitches Brew (1970) che segnò l’apertura di una nuova epoca.
In realtà, in modi più lirici rispetto a Bitches Brew, mi pare che In A Silent Way sia stato il precursore e l’anello di congiunzione tra mondi diversi, anche nel modo in cui i brani furono composti e mixati.
Quando sento la chitarra di John McLaughlin che apre Shhh/Peaceful, intuisco la sensazione che si provò quando l’album fu pubblicato. La band, incredibile, includeva Miles Davis (tromba), Wayne Shorter (sax soprano), John McLaughlin (chitarra elettrica), Joe Zawinul e Herbie Hancock (tastiere elettriche), Chick Corea (tastiere elettriche in alcune ricostruzioni/crediti), Dave Holland (basso) e Tony Williams (batteria).
In realtà, l’anima che ispirò alcuni passaggi chiave di questo album è Joe Zawinul, che poi incise un altro album altrettanto mitico. Così mi dice Perplexity (e Wikipedia):
Cronologia essenziale
1966–1967 circa: Zawinul compone In a Silent Way (insieme ad altri brani come Directions, Early Minor, Orange Lady).
18 febbraio 1969: Miles registra l’album In a Silent Way in un’unica session a New York; usa In a Silent Way come materiale per l’apertura/chiusura della seconda facciata, ma lo semplifica e lo rimonta in chiave più “rock” e modale.
30 luglio 1969: esce l’album In a Silent Way di Miles Davis, che rende celebre il brano di Zawinul in questa forma ridotta e montata in studio.
1970 (rec), maggio 1971 (pubblicazione): Zawinul registra e pubblica il proprio album Zawinul, dove presenta In a Silent Way nella versione più vicina alla sua idea originale, con introduzione e sviluppo melodico completi.
Nel passaggio dalla versione di Miles Davis del 1969 alla successiva rilettura dell’album Zawinul (1971), In a Silent Way si trasforma da paesaggio modale elettrico, costruito per montaggio e sottrazione tematica, in una forma più estesamente composta, in cui Zawinul riporta in primo piano il carattere melodico‑lirico originario del brano.
Ascoltate l’album di Joe Zawinul. E guardate chi ci suonò:
Joe Zawinul – pianoforte acustico ed elettrico
Herbie Hancock – piano elettrico
George Davis – flauto (brani 1–3 e 5)
Hubert Laws – flauto (brano 4)
Woody Shaw – tromba (brani 1–2, 4–5)
Jimmy Owens – tromba (brano 3)
Earl Turbinton – sax soprano (brani 1–3 e 5)
Wayne Shorter – sax soprano (brano 4)
Miroslav Vitouš – contrabbasso
Walter Booker – contrabbasso
Billy Hart – percussioni
David Lee – percussioni
Joe Chambers – percussioni
Jack DeJohnette – melodica (brano 3) e percussioni (brano 4)
Alcuni critici sostengono che questo sia di fatto stato il primo album dei Weather Report.
E mentre Miles Davis rivoluzionava il jazz, in quei mesi apparvero Led Zeppelin, Yes, Genesis, King Crimson, Pink Floyd, Gentle Giant, Van der Graaf Generator e il Canterbury Sound; i Beatles avevano già pubblicato tutto e i Rolling Stones sfornavano Let It Bleed e Sticky Fingers. In Italia, “I Quelli” (cioè quattro elementi della futura PFM) incontrano Mauro Pagani (il quinto) e, insieme agli allora sconosciuti Angelo Branduardi e Maurizio Fabrizio, suonano nell’album più commovente che conosca: La buona novella, di Fabrizio De André.
Giusto per citare qualcosa.
Quando dico che quelli furono anni incredibili…
P.S.: Perplexity mi dice che la concezione del jazz modale si deve a George Russell:
Le basi teoriche vengono soprattutto da George Russell e dal suo libro The Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization (prima edizione 1953), che introduce un nuovo modo di pensare le relazioni tra accordi e scale (modi).
Russell applica l’idea di usare i modi (in particolare quello lidio) per emanciparsi dall’improvvisazione solo sugli accordi tipica del bebop; queste idee influenzano direttamente Davis e altri.
Miles Davis è tra i primi a trasformare queste idee in uno stile esecutivo coerente: già in Milestones e poi, in maniera clamorosa, in Kind of Blue, costruisce brani basati su poche aree modali, diventando il principale promotore del jazz modale.
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In Filles de Kilimangiaro dell’anno prima c’erano già quasi tutti a parte Zawinul e McLaughlin. Forse è il vero album dí transizione.
A parte ciò La devo ringraziare: i suoi post mi inducono a riascoltare ottimi album che non sentivo da un pezzo.
Kind of blue. Sono d'accordo. Hai detto tutto.