Come scrivo con Claude
Un sistema editoriale costruito pezzo per pezzo — cartelle, connettori, pipeline e fonti.
Questa rubrica raccoglie esperienze concrete con gli strumenti GenAI: ciò che faccio, come funzionano e che cosa ho imparato.
Da un po’ di tempo uso Claude per aiutarmi nelle attività di ricerca e di scrittura. Per farlo, ho creato alcune skill, connessioni e procedure che mi piace condividere con voi, così da scambiarci esperienze e suggerimenti.
Base di conoscenza
Per scrivere qualsiasi cosa, sfrutto un corpus di documenti che ho accumulato in anni.
Reader e Readwise raccolgono le fonti che leggo: articoli, podcast, passaggi di libri, tweet salvati e note personali (c’è un connettore MCP per collegare Reader/Readwise a Claude). È il mio sistema di lettura attiva — quello che leggo finisce lì, con i passaggi marcati/taggati e le annotazioni che ho lasciato nel tempo. Quando scrivo su un tema, cerco innanzitutto lì.
Poi c’è l’archivio dei miei testi. Ho trasferito in una cartella strutturata circa seimila post scritti su Medium e prima ancora sul mio blog Wordpress dal 2005 a oggi — vent’anni di scrittura su digitale, innovazione, management, università, tecnologia. A questi si aggiunge l’archivio completo di tutto ciò che ho pubblicato su questo Substack. Li navigo per capire come ho affrontato un tema in passato, quali posizioni ho difeso, dove le mie opinioni sono cambiate. Inoltre, accedo ad articoli, brief ed altro materiale che ho prodotto nel tempo.
Infine, documenti e presentazioni: archivi di slide, articoli e documenti creati in anni di lezioni, convegni, progetti con le imprese.
Contesto operativo
Sul fronte dei lavori in corso, ho organizzato tutto sfruttando le logiche di Claude e semplici cartelle nel file system. C’è un progetto per la gestione editoriale di questo Substack, con il tracker dei post, le bozze in lavorazione e le metriche storiche; uno per gli articoli accademici e professionali — quelli che scrivo per le riviste — ognuno con la propria struttura di sviluppo; e uno per il libro in corso di scrittura, con i capitoli, le note e la pipeline di redazione.
E poi le attività di supporto: il log giornaliero (che Claude mi genera automaticamente in base a ciò che abbiamo fatto), le note di riunione, i brief tematici che nascono durante la consulenza, gli studi e le ricerche formali prodotti per clienti o istituzioni. Sono materiali vivi che entrano nel processo di scrittura quando il tema lo richiede.
Pipeline di produzione
Per ogni lavoro che inizio — un post, un articolo per una rivista, un capitolo di un libro — comincio con una specifica scritta. La scrivo per me, non per lo strumento.
Per un post Substack, è un testo di pochi paragrafi: la tesi centrale, l’aggancio narrativo, la sequenza delle sezioni e le fonti che ho in mente. Per un articolo accademico è un file Markdown denominato contents.md: contiene la mappa degli argomenti principali, i dati da citare, il filo che collega le sezioni, le posizioni da difendere e quelle da smentire. Un artefatto vivo, che cambia man mano che il ragionamento si affina.
William Zinsser, in On Writing Well, osserva che la scrittura confusa è quasi sempre il sintomo di un pensiero confuso — non il contrario. La spec è l’operazione che impone chiarezza prima di aprire l’editor.
Quando penso di essere arrivato a una specifica ragionevolmente precisa, l’AI ha materiale su cui lavorare: può amplificarlo, cercare fonti, effettuare analisi controfattuali e fact-check. E io posso valutarne il contributo perché so qual è l’ipotesi che voglio esplorare appoggiandomi anche ai riferimenti e ai materiali selezionati.
Skill per ogni passaggio
Quel che ho imparato lavorando su tipi di testo molto diversi — un post meditativo da ottocento parole, un paper accademico da quattromila, un capitolo di libro — è che ogni formato richiede skill diverse. Non solo di lunghezza: di struttura dell’argomento, di tono, di rapporto con le fonti, di come si gestisce la revisione. Magari partendo dalle stesse idee di fondo, lo stesso contents.md.
Per questo ho costruito skill specializzate: una per i post argomentativi e meditativi di Substack, una per la rubrica musicale settimanale, una per quella dedicata ai libri, una per gli articoli accademici e professionali e una per i capitoli del libro, con la relativa pipeline di compilazione nel formato finale. Ognuna conosce le regole del proprio formato, il “mio” stile e i pattern da evitare. Infine, ho creato una skill per il fact-checking e un’altra per generare presentazioni in Markdown, che poi passo a Deckset, un’app che legge i file Markdown e produce slide semplici ma efficaci.
Il risultato è che posso passare da un post Substack a un articolo IEEE a un capitolo senza dovermi ogni volta riorientare — il contesto è già incorporato nello strumento.
Le idee vengono inserite in un sistema di gestione dei task (Todoist, connesso tramite MCP) con una descrizione minima. Quella nota è il punto di partenza della spec. La spec diventa bozza. La bozza passa alla revisione e al fact-check. Quando è pronta, va su Substack oppure si consolida nel documento di destinazione.
Uno strumento per stimolare il pensiero
Quello che ho imparato, in mesi di lavoro su post, articoli e capitoli, è che il valore di Claude sta nella ricerca delle fonti e nella verifica del pensiero. Funziona come interlocutore critico, non tanto come ghostwriter.
Quando ho una tesi, chiedo di individuare i punti deboli, le obiezioni che un lettore critico potrebbe sollevare e le evidenze che potrebbero smentirla. Quando scrivo testi lunghi, uso lo strumento per generare bozze a partire dal filo logico che gli ho fornito, per verificare che le affermazioni fatte in un punto non contraddicano quelle di un altro, che la terminologia sia coerente e che la chiusura risponda all’aggancio iniziale. Quando pubblico dati o percentuali, procedo a una verifica sistematica delle fonti primarie.
Per chi lavora su temi complessi — ricerca, innovazione, università, trasformazione digitale — la qualità del pensiero è il risultato chiave. Avere un sistema che svolge i compiti di supporto libera spazio per lavorare sulla qualità del pensiero. La struttura e il metodo di lavoro sono ciò che rende la creatività affidabile.
P.S.: Ho disabilitato l’uso dei miei dati per l’addestramento e uso una licenza che attesta la proprietà di quanto prodotto.
Questo post è stato scritto con il supporto di Claude.
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