Chi sei? Dove sei? Qual è il tuo vero io?
Troppi passano il tempo a nascondersi, a recitare una qualche parte per promozione, vanagloria, potere, convenienza. Pochi sanno essere realmente se stessi. E se la finissimo una volta per tutte?

Passiamo il tempo a recitare, ad offrire un’immagine di noi che non è vera, non è sincera. È ciò che ci serve per apparire, per piacere o, banalmente, per barcamenarci in situazioni complesse. Ho troppe volte la sensazione di incontrare maschere e non persone, involucri che non lasciano trasparire chi ci sia davvero dietro.
Io tendo a credere alle persone. Se mi dicono una cosa, io credo sia vera, o quantomeno che mi stiano parlando in modo sincero, anche quando dovessero sbagliarsi. Troppe volte non è così. Troppe volte siamo parte di una recita in cui dobbiamo, da un lato, fingere di essere chi non siamo e, dall’altra, credere a ciò che sappiamo non essere vero. Troppe volte siamo parte di una commedia degli equivoci o delle convenienze.
Spesso mi dicono che ho un carattere impulsivo e atteggiamenti duri. Inizio a credere che il vero problema sia che dico sempre quel che penso, giusto o sbagliato che sia. La trasparenza e il candore oggi non sono una virtù, sono un peso.
Un altro segno della decadenza.



A Natale ero a cena con la famiglia di mia moglie e sua cugina ha condiviso le sue esperienze di docente di scuola elementare e tra queste una ci ha particolarmente colpito: il fatto che il collegio docenti in una scuola decide sulla didattica e la dirigenza scolastica non può entrare nel merito. Io e mia moglie, dopo 20 anni di lavoro in aziende più o meno grandi, abbiamo chiesto com’è possibile risolvere le divergenze se non c’è un capo che decide e detta la direzione, che estremizzando é quello che succede nel settore privato, e la risposta di Marta è stata che se una maestra non è convinta di un piano di azione non lo può difendere e portare avanti con convinzione e quindi per loro è impensabile che la dirigenza detti il loro operato. Ci siamo resi conto che nelle grandi aziende, che ormai sono quasi tutte di stampo americano, viviamo immersi in un mondo in cui non solo se non sei d’accordo non devi dirlo, ma spesso sei tenuto a dover giustificare e difendere con clienti e stakeholder posizioni completamente diverse dalle tue. Penso che sia la vita di milioni di corporate workers in questo mondo che porta il confine tra chi sei e chi devi apparire a diventare sempre più blur.