Alfonso, leggo con piacere queste tue riflessioni e mi ci riconosco. Dopo tanto codice scritto nella mia carriera lavorativa, adesso trovo piacere a farmi aiutare da AI. Ma spesso la struttura del codice gliela correggo io.
Professore, sono riflessioni molto interessanti. Non credo però che il mondo della produzione agisca con una logica sufficientemente ampia sul piano temporale e con interessi alle abilità di apprendimento a lungo termine delle persone. Questa cosa vale con discipline molto più astratte, figuriamoci con la programmazione, il cui fine pratico è soverchiante agli occhi di chi deve fatturare, rispetto al potenziamento (enorme, secondo me) delle capacità cognitive dell'individuo. Nel piccolo, e nell'individuale, sto sperimentando un approccio misto, in cui utilizzo un'idea progettuale per approfondire alcuni temi abbastanza respingenti, che però mi affascinano. Se arriverò a una fase prod, ne sarò contento, ma nel frattempo la discussione con Claude, essenzialmente sull'architettura, mi sembra molto utile proprio in termini di apprendimento. Aggiungo una cosa, che pure mi pare interessante: la necessità di formulare un pensiero in linguaggio naturale e scriverlo per interagire con l'AI, stimola la capacità di organizzare nella propria testa gli elementi compositivi della nascitura applicazione e i legami fra gli stessi. Certo, si sarebbe fatto (o si sarebbe dovuto fare) anche senza AI, ma avere uno sparring partner, che pur non giudicando (da non trascurare), rende necessaria una certa chiarezza di pensiero, mi sembra un punto a favore.
intendevo dire materie aventi applicazioni produttive meno immediate. Cerco di articolare meglio: mi pare di osservare una tendenza del sistema formativo (almeno italiano) verso la generazione di figure professionali ad applicazione immediata. Colgo l'eco di questa scelta anche nelle scuole superiori, oltre che negli ordinamenti universitari. Ora, se l'orientamento è quello ed è trainato, come sembra plausibile, dal mercato del lavoro, dalla produzione, ed essendo quest'ultima misurata su orizzonti temporali di brevissimo termine (sovente trimestrali), dubito che, avendo assunto dei programmatori e pagando delle licenze AI con l'idea esatta di risparmiare tempo, ci si fermi a considerare l'impatto a lungo termine sia sulle capacità dell'individuo, sia sulla longevità e "manutenibilità" (perdoni la brutta parola) del codice. Sarò molto contento se questa mia opinione si rivelerà infondata: magari lo è già, oppure è momentaneamente valida, ma la relazione programmatore - AI si assesterà col tempo in un modo diverso. Del resto siamo ancora all'alba. Grazie ancora per i suoi post: stimolano sempre molte considerazioni.
Molto interessante ed istruttivo.Pongo però una domanda: 1.non sai programmare2. non sei giovane di età ( over 65) 3. vorresti arrivare a padroneggiare la sintesi del linguaggio ( di programmazione). Consiglieresti lo studio universitario classico(informatica) o in piena onda AI esistono altre vie ...grazie
Alfonso, leggo con piacere queste tue riflessioni e mi ci riconosco. Dopo tanto codice scritto nella mia carriera lavorativa, adesso trovo piacere a farmi aiutare da AI. Ma spesso la struttura del codice gliela correggo io.
Professore, sono riflessioni molto interessanti. Non credo però che il mondo della produzione agisca con una logica sufficientemente ampia sul piano temporale e con interessi alle abilità di apprendimento a lungo termine delle persone. Questa cosa vale con discipline molto più astratte, figuriamoci con la programmazione, il cui fine pratico è soverchiante agli occhi di chi deve fatturare, rispetto al potenziamento (enorme, secondo me) delle capacità cognitive dell'individuo. Nel piccolo, e nell'individuale, sto sperimentando un approccio misto, in cui utilizzo un'idea progettuale per approfondire alcuni temi abbastanza respingenti, che però mi affascinano. Se arriverò a una fase prod, ne sarò contento, ma nel frattempo la discussione con Claude, essenzialmente sull'architettura, mi sembra molto utile proprio in termini di apprendimento. Aggiungo una cosa, che pure mi pare interessante: la necessità di formulare un pensiero in linguaggio naturale e scriverlo per interagire con l'AI, stimola la capacità di organizzare nella propria testa gli elementi compositivi della nascitura applicazione e i legami fra gli stessi. Certo, si sarebbe fatto (o si sarebbe dovuto fare) anche senza AI, ma avere uno sparring partner, che pur non giudicando (da non trascurare), rende necessaria una certa chiarezza di pensiero, mi sembra un punto a favore.
Un saluto
Discipline astratte?
intendevo dire materie aventi applicazioni produttive meno immediate. Cerco di articolare meglio: mi pare di osservare una tendenza del sistema formativo (almeno italiano) verso la generazione di figure professionali ad applicazione immediata. Colgo l'eco di questa scelta anche nelle scuole superiori, oltre che negli ordinamenti universitari. Ora, se l'orientamento è quello ed è trainato, come sembra plausibile, dal mercato del lavoro, dalla produzione, ed essendo quest'ultima misurata su orizzonti temporali di brevissimo termine (sovente trimestrali), dubito che, avendo assunto dei programmatori e pagando delle licenze AI con l'idea esatta di risparmiare tempo, ci si fermi a considerare l'impatto a lungo termine sia sulle capacità dell'individuo, sia sulla longevità e "manutenibilità" (perdoni la brutta parola) del codice. Sarò molto contento se questa mia opinione si rivelerà infondata: magari lo è già, oppure è momentaneamente valida, ma la relazione programmatore - AI si assesterà col tempo in un modo diverso. Del resto siamo ancora all'alba. Grazie ancora per i suoi post: stimolano sempre molte considerazioni.
Molto interessante ed istruttivo.Pongo però una domanda: 1.non sai programmare2. non sei giovane di età ( over 65) 3. vorresti arrivare a padroneggiare la sintesi del linguaggio ( di programmazione). Consiglieresti lo studio universitario classico(informatica) o in piena onda AI esistono altre vie ...grazie