Era uno dei non pochi capolavori della letteratura mondiale che non avevo ancora letto. Sto cercando di recuperare (in coda, il prossimo è Doctor Faustus di Thomas Mann). L’ho iniziato una sera e le prime pagine mi hanno folgorato. Il protagonista, Efix, viene presentato nel podere delle tre sorelle Pintor, in Barbagia. La descrizione che Grazia Deledda dà della natura in quelle pagine mi ha conquistato. Sembra di avere di fronte agli occhi i colori, i profumi, i suoni, il cielo e la terra che definiscono lo spazio in cui si muove Efix.
È poi la storia della famiglia: i suoi drammi, le sue sconfitte, le sue rinascite. Una scrittura coinvolgente che si sviluppa e si compie insieme alla vita di Efix.
Una grande scrittrice di cui forse parliamo troppo poco.
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Ho una passione per la sua scrittura ruvida e sincera che è anche antropologicamente interessante. Circa un anno fa ho presentato un libro di amici sulla cucina della Deledda, di come nei suoi libri si parla del cibo. È stato magnifico scoprire la modernità dei linguaggi, del rispetto del cibo, del mondo che resiste ancora in alcuni luoghi.